di Alessandro DISTANTE
C’è un grosso dibattito sulle tecniche e sui luoghi della comunicazione politica: dal Parlamento, dove l’intervento di Giorgia Meloni sul Manifesto di Ventotene ha suscitato giuste veementi reazioni, fino alle esternazioni americane su un certo social (X) con giudizi sull’Europa (e sul mondo) assolutamente ingiusti e superficiali.
Anche nel nostro piccolo mondo tricasino, alcune notizie e/o interviste riportate sui giornali locali suscitano reazioni che meritano di essere esaminate.
Accade così che pubblicare una notizia di un senza tetto che dorme nella camera mortuaria del Cimitero diventa una notizia allarmante non per la notizia in sé, ma perché crea inutili (?) allarmismi. Che occorra rimboccarsi le maniche per risolvere il problema del senza tetto è evidente, ma è altrettanto evidente che appare fuori luogo criticare chi dà la notizia e non invece criticare tutti noi se ancora oggi esistono situazioni di quel genere.
Allo stesso modo, accade che una critica alle forme e alla lunghezza degli interventi in Consiglio comunale finisca per suscitare reazioni che, dimenticando il merito del problema, si risolvono in affrettati giudizi che qualificano o squalificano un giornale “conservatore”. Il punto è invece che a essere “conservatore” e a favorire la conservazione è proprio un linguaggio prolisso e un’azione amministrativa comunque inconcludente.
La questione di fondo è quella di accettare il confronto sui contenuti senza demonizzare nessuno. Ringrazio perciò il consigliere Carmine Zocco che ha preso carta e penna e ha espresso il suo pensiero (pag. 4) ed auguro a Andrea Morciano (pag. 5) -e agli altri candidati a sindaco- che focalizzino il tema della adeguatezza/inadeguatezza dei canali partecipativi e di elaborazione politica.
Mi piacerebbe che proprio sulla questione posta da questo giornale, e cioè “lavori in Consiglio comunale”, si aprisse un dibattito, per esempio sui tempi concessi ai singoli consiglieri: intervento, replica e dichiarazione di voto, tempi che vengono riempiti, spesso, con inutili e infruttuose ripetizioni.
La posta in gioco non è la collocazione di un giornale che, fino a prova contraria, cerca di dare notizie e di porre questioni, quanto quella della democrazia o, detto in altre parole, di come riavvicinare i cittadini alle Istituzioni e quindi aiutarli ad essere veramente cittadini sovrani.
E’ possibile che i nostri Consiglieri, di maggioranza e di opposizione, non siano sfiorati dal dubbio che essere presenti e non intervenire mai, oppure -ed all’opposto- intervenire a raffica, non finisca per allontanare i cittadini dalla politica? E allo stesso modo, un Sindaco spettatore dei lavori consiliari si sarà posto il problema se, in quel modo, non finisca per svilire il dibattito come se chi interviene non meritasse neppure una risposta?
La questione, quindi, è sul livello di partecipazione democratica e su questo tema mi piacerebbe sentire altre opinioni. Con garbo e senza affrettati e (ritengo ingiusti) verdetti.
di Alessandro DISTANTE
C’è un gran parlare di disaffezione dei cittadini alla politica e di una democrazia in crisi; la questione è complessa, ma una fetta di responsabilità è anche in capo a chi, rivestendo compiti istituzionali, è poco attento alle “tecniche” e alle “forme” di comunicazione.
Vengo subito al dunque.
Ci vuole tanta buona volontà per seguire i lavori del Consiglio Comunale di Tricase. Il video, al quale -non senza qualche difficoltà- si può accedere dal Sito del Comune, può aiutarci a comprendere uno dei motivi della crescente disaffezione. Ascoltare interventi lunghi, ripetitivi e pieni di tante divagazioni, rende difficile veicolare informazioni e incoraggiare una partecipazione.
Innanzitutto la incapacità dei pochi che intervengono di essere sintetici ed efficaci; certo, il Regolamento lo consente! Alla ripetitività degli argomenti si accompagna un linguaggio lontano nel tempo; gli attori principali sono sempre gli stessi ed in numero di tre (uno della maggioranza e due dell’opposizione), con qualche comparsata di altri Consiglieri. Una Presidenza sin troppo accomodante e un Sindaco che raramente prende la parola, finendo per assumere, sostanzialmente, il ruolo di spettatore.
Per verificare quanto sto sostenendo, andate a vedere la seduta del 12 marzo che pone questioni non solo di linguaggio ma anche di contenuti e di forme. E’ sufficiente ascoltare e vedere la discussione per la variante urbanistica riguardante l’ultimo tratto della SS 275 (quello che dalla Zona Industriale di Tricase porterà, forse, a S. Maria di Leuca). I lunghi interventi dei due Consiglieri di opposizione (Carità e Zocco) si concludono poi con un voto di astensione in nome degli interessi dei Comuni che stanno a Sud di Tricase e di questioni per così dire ideologiche sulla cementificazione del Salento. E qui, oltre ai tempi utilizzati per poi astenersi, emerge una difficoltà di comprensione da parte del cittadino: per un verso, non si capisce cosa abbia a che fare un consigliere di Tricase con presunti interessi di altri Comuni soprattutto perché quei Comuni si sono già espressi a favore della strada; per altro verso, la questione della inutilità di una nuova strada, avrebbe dovuto, coerentemente, portare ad un voto contrario e non invece alla astensione.
Poco dopo il Consiglio passa ad esaminare una mozione proposta dai Consiglieri di opposizione. E qui sorgono dubbi non sulla capacità comunicativa e sulla lunghezza degli interventi, ma sulla conoscenza ed osservanza delle regole di funzionamento del Consiglio comunale.
La mozione, per Regolamento, si deve concludere con una proposta che deve osservare le “forme previste per le deliberazioni”.
La mozione presentata chiede, invece, genericamente, a chi di dovere, di relazionare sull’arretrato delle pratiche edilizie (questione vera, ma proposta all’indomani del cambio dei vertici dell’Ufficio!); la mozione non contiene tuttavia una proposta di deliberato e cioè le “forme previste”.
Inutili le obiezioni di inammissibilità da parte della Presidente del Consiglio e della Segretaria Comunale. A quel punto la Presidente, con fare accomodante ma poco attento alle norme, fa votare e la mozione viene respinta.
A condimento di tutto questo, si aggiunge un “fuori onda” da parte del capogruppo della maggioranza (Cazzato) che, lamentandosi della lungaggine della seduta consiliare addebitabile -secondo lui- alle opposizioni, esplode con espressioni certamente poco istituzionali. Il fuori onda –per essere chiari- avrebbe richiesto una reprimenda da parte della Presidente che si limita, invece, ad invitare il Consigliere a spegnare il microfono.
Alla luce di tutto quanto sopra (tempi, modalità, contenuti e forme), c’è proprio da meravigliarsi se i cittadini si allontanano dalla politica?
di Alessandro DISTANTE
L’idea che l’eletto, una volta eletto, abbia carta bianca perché investito dal volere dei cittadini porta, ad esempio, il Presidente democraticamente eletto negli Stati Uniti d’America a fare tutto, ma proprio tutto, quello che ritiene giusto fare. Non deve dare conto a nessuno perché se ha governato male o bene lo diranno gli elettori tra quattro anni.
Il non dover dare conto a nessuno porta poi spesso a prese di posizione stizzite nei confronti di chi è portatore di idee diverse, ma non per questo da condannare.
Accade così, anche da noi, che numerose iniziative da parte del Comune oppure da parte di Associazioni trovino riserve ed obiezioni; nei confronti dell’Amministrazione che, ad esempio, ha avviato una serie di interventi sulla mobilità urbana e sulla segnaletica oppure sulla riqualificazione di alcune Piazze e Strade senza preventivamente sentire i diretti interessati o, più in generale, i cittadini. L’essere stati eletti circa cinque anni fa consente di prescindere dall’interpellare i cittadini?
Allo stesso modo, una manifestazione ben riuscita come il Carnevale di quest’anno, registra, poi, reazioni di rifiuto al confronto con chi esprime obiezioni sui contenuti che la manifestazione intendeva mettere al centro (di questo parliamo a pag. 2).
Quello che difetta e che va scomparendo è il gusto del confronto e il piacere di dialogare o, ancora peggio, quello che sembra venir meno è la capacità di credere che, dal confronto, possa venire fuori qualcosa di migliore rispetto al punto di partenza.
Certo, il confronto preventivo deve essere fatto in maniera utile e veramente partecipata. Se, ad esempio, si interpella il Sindaco in una riunione non pubblicizzata, non si può poi affermare che nessuno degli interessati al problema vi abbia partecipato; oppure, se si fa un sondaggio sulla mobilità cittadina e su 17.000 residenti a rispondere sono soltanto 236 non si può sostenere che i cittadini vogliono determinate soluzioni al problema della mobilità (di questo parliamo a pag. 7).
La partecipazione deve poi essere, almeno tendenzialmente, aperta a tutto e a tutti. Anche a chi -o nei confronti di chi- versa in situazioni di estrema difficoltà e cioè anche a quelle minoranze che solitamente non si esprimono e che perciò rischiano di essere ignorate (di questo parliamo a pag. 5).
Insomma la strada della democrazia è difficile e faticosa, anche se è l’unica giusta e da praticare. Ad una condizione: che si accetti il confronto e ciò presuppone che si veda l’interlocutore non come un nemico le cui argomentazioni devono necessariamente essere confutate, ma come una parte che può offrire spunti per raggiungere, se non l‘ottimo, almeno il meglio, nella profonda convinzione –dura da praticare- che nessuno possiede la ricetta giusta o, per dirla in altri termini, che nessuno è depositario della verità, neppure se eletto democraticamente.
di Alessandro DISTANTE
Usciamo l’8 marzo Giornata Internazionale della Donna.
Gli auguri da parte di una Redazione tutta al maschile rischiano di essere solo un atto di inopportuna e non gradita galanteria.
Intanto ci piace constatare che nel corso degli anni è cresciuta questa tendenziale parità; lo vediamo a Tricase, dove i posti di vertice degli Uffici comunali sono assegnati a donne; dove in Giunta, per dettato legislativo, vi è una adeguata presenza femminile; dove gli Istituti scolastici sono diretti per la maggior parte da donne; dove la più grande Azienda è guidata da una donna; dove molte delle attività imprenditoriali vedono a capo una donna.
Tutto questo non può che fare piacere. Se a questo si aggiunge la costruzione di un nuovo Asilo Nido, si spera che questo possa sempre di più conciliare le esigenze della maternità con quelle del lavoro femminile.
In questo modo si darebbe anche un contributo concreto al problema demografico e si darebbe una mano alle donne (e non solo).
di Alessandro DISTANTE
Non sempre a Carnevale ogni scherzo vale! Neanche a me è piaciuto il tema voluto quest’anno dagli organizzatori, colpevoli –ed è questa la critica- di aver trasformato in maschera il Patrono di Tricase e di aver “usato” le immagini delle parrocchie. Per la verità la commistione di sacro e profano non è certo una novità, se si pensa a quanto accade per le Feste patronali, che, in questi giorni, sono state oggetto di una Legge regionale o se si pensa ai contributi elargiti dal nostro Comune a tutti i Comitati festa. Certo, ci si muove sempre in nome della cultura e della tradizione popolare, ma, in questo modo, si finisce per sovrapporre l’aspetto folkloristico a quello di culto.
Una commistione di sacro e di profano che, comunque, non trova alcuna giustificazione per il Carnevale, specialmente se, tra gli organizzatori e contribuenti, vi è pure il Comune (vedasi deliberazione della Giunta Municipale n. 39 del 13 febbraio).
di Alessandro DISTANTE
Un signore con in testa un cappellino, travestito da Presidente degli Stati Uniti d’America, firma a mitraglia una serie di carte: via gli immigrati; libertà per gli assaltatori del Campidoglio; chiusura dei rubinetti per spese inutili; licenziamento dei dipendenti che lo avevano accusato. Lo stesso signore, così mascherato, decide di fare una festa in un posto chiamato Gaza e ribattezzato Gaza Beach: si tratta di una località dove non c’è più niente ed è inutile ricostruire le case per chi ci abitava (gente poco propensa al divertimento); il posto è bello, meglio farne una spiaggia con tanto di attrazioni turistiche. Lo stesso signore –sempre travestito da presidente americano- pensa di annettere Messico e Canada e di porre fine ad una guerra lontana, in cambio di materiali preziosi.
Accade poi che in un altro Paese si liberi un torturatore di uomini e persino di bambini. Un complice dei trafficanti di immigrati per il quale una Corte di Giustizia ha emesso un mandato di cattura. Un signore, indossata la veste di ministro, decide di autonominarsi giudice e processa gli altri Giudici (quelli che hanno deciso per l’arresto del torturatore). Un altro signore, pure lui travestitosi da ministro, mette a disposizione un aereo con bandiera italiana e riaccompagna il torturatore a casa sua, dove viene accolto da una folla festante.
Storielle di Carnevale, è ovvio! Nel mondo vero, il diritto, anche quello internazionale, ha la sua forza e quelle storie non possono accadere!
Ma si sa, a Carnevale ogni scherzo vale! C’è poi qualcuno, privo di spirito carnascialesco, che sbraita: “Non è uno scherzo; quelle storie sono veramente accadute”. Ma io non ci credo! Non ci posso credere! E’ o non è Carnevale?
di Alessandro DISTANTE
Il Salento ancora tira, turisticamente!
Senza scomodare dati e rilevazioni, si percepisce a pelle che il nostro territorio è in grado di attirare turisti ed altro. Solo una citazione: il G7 svoltosi in una località salentina. E’ un dato che basta ed avanza per comprovare la forte capacità attrattiva del Sud della Puglia.
In questo favorevole contesto –che dura ormai da svariati anni- anche Tricase gioca la sua parte e l’Amministrazione sfrutta ogni canale e ogni occasione per lanciare il “prodotto Tricase”.
Da ultimo il nostro Comune ha partecipato alla BIT di Milano (Borsa Internazionale del Turismo) presentandosi, insieme ai Comuni di Melendugno, Castro, Salve ed Ugento, nello stand della regione Puglia.
Un’ottima vetrina per la nostra offerta turistica.
Accanto a questo, la Città potrà presentarsi, per la prossima estate (almeno si spera), con un volto nuovo, specialmente nel suo centro storico grazie ai lavori di sistemazione del basolato e di arredo urbano e proporsi in maniera più adeguata anche in altre parti del territorio, comprese le Frazioni. Discorso a parte meritano le Marine e, al riguardo, sono stati avviati i lavori per realizzare alcuni parcheggi a Tricase Porto.
E’ certamente la via giusta, ma che deve fare i conti con alcune scelte di fondo che non possono essere rinviate. Innanzitutto capire verso dove la Città intende andare: in questo la mancanza di un piano regolatore costituisce il più grosso limite. Appare veramente difficile pensare che la capacità attrattiva di Tricase possa passare soltanto attraverso interventi sulla viabilità e sull’arredo urbano senza individuare, ad esempio, spazi di vivibilità cittadina e senza curare un ordinato sviluppo della ricettività turistica. Ciò non vuol dire necessariamente nuovi interventi di strutture alberghiere ma può voler dire normative che consentano e favoriscano la destinazione alla ricettività di edifici e/o immobili già esistenti.
Allo stesso modo non pare possibile assicurare una piena e comoda fruibilità del centro storico in mancanza di un disegno complessivo che preveda spazi di sosta e parcheggi a ridosso delle zone che trainano il turismo.
La scelta o, meglio, la non scelta è stata quella di congelare il Piano Regolatore e favorire interventi lottizzatori per i quali i proprietari non avevano mostrato alcun interesse (salvo ad essere sollecitati prima delle norme limitative che accompagneranno il nuovo strumento urbanistico).
Il turismo, poi, non può costituire l’unica via per lo sviluppo dell’economia locale. In un contesto nel quale il TAC mostra segnali di difficoltà, anche in territori vicini a quello di Tricase, non è pensabile che si punti soltanto su un fenomeno come quello turistico che è soggetto anche alla moda e a spinte irrazionali e come tali ingovernabili. Si deve inoltre pensare a cosa possono diventare o cosa sempre di più potranno diventare le vicine coste dell’Albania o della Croazia (per non dire della Grecia), in grado di offrire ospitalità a prezzi molto più convenienti.
L’azione amministrativa è chiamata a prestare attenzione anche su altri settori, primo tra tutti l’artigianato e la piccola industria, oltrechè i servizi.
Registriamo con piacere la nomina a Vice presidente del Consorzio ASI della provincia di Lecce del concittadino Andrea Musio, ma occorre che vi sia una spinta decisa ed un favor del Comune verso forme di investimento e iniziative che aiutino le nostre imprese.
L’estate, tanto per dirne una, potrebbe essere anche l’occasione per far conoscere le forme di artigianato e di produzione del territorio. Miggiano, in questo senso, ha implementato, nel corso degli anni, una Fiera che è vetrina per tanti produttori locali; se non è bene fare duplicati occorre trovare formule che tuttavia facciano conoscere, anche a chi magari occasionalmente viene da fuori, la ricchezza e la bravura delle nostre imprese, anche di quelle piccole.
Unire quindi il turismo ad offerte dei settori primario (i prodotti dell’agricoltura) e di quello secondario (quale l’artigianato e la piccola industria) può essere un’idea da sviluppare.
Per questo tuttavia non basta avere genericamente a cuore il bene comune della Città –e ci mancherebbe altro- ma avere un progetto complessivo e di medio-lungo periodo. Questo si chiama politica, luogo nel quale i programmi e le proposte trovano la loro centralità. Non è possibile ritenere che non contino le diverse appartenenze che sono legate a prospettive di fondo a volte molto distanti. In vista del prossimo appuntamento elettorale è quindi quanto mai opportuno che si incoraggi l’elaborazione di proposte che dicano qualcosa di concreto e intorno alle quali si aggreghino le persone e le candidature. Non è sufficiente la buona volontà e la ricerca del bene comune se non ci si chiede e se non si propone un progetto di prospettiva agli elettori.
di Alessandro DISTANTE
I preoccupanti dati sull’incidenza dei fenomeni tumorali in provincia di Lecce (vedasi pag. 2) sono stati pubblicati a distanza di pochi giorni dalla condanna dell’Italia da parte della Corte Europea dei Diritti Umani; il nostro Stato non è intervenuto a tutela della salute dei suoi cittadini. Il caso è quello dell’elevato numero di tumori verificatisi nella così detta Terra dei Fuochi.
Ogni paragone con il nostro territorio è fuori luogo e, tuttavia, non può negarsi quello che la scienza ha dimostrato: molto spesso alcuni tumori sono causati dal degrado ambientale. Del resto, in un altro Comune non distante da Tricase, come Maglie, l’inquinamento atmosferico da fumi è questione al centro del dibattito di questi giorni.
Problematiche di vitale importanza e che interrogano questioni di fondo, prima tra tutte l’esigenza di conciliare le esigenze della produzione con quelle della salute. Detto di questi tempi è ancor più importante e per nulla scontato se si pensa per un attimo al Presidente degli Stati Uniti d’America, democraticamente (!) eletto, che, oltre ad uscire dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha dato una svolta a favore del petrolio e del gas.
Per conciliare opposti interessi servono le regole.
Ed opposti interessi –ed anche qui l’accostamento con quanto sopra detto è azzardato- vi sono nel porto di Tricase: da una parte chi vuole fare il bagno e, dall’altra parte, chi intende usare il porto come …porto.
Nei giorni scorsi il Comune di Tricase ha approvato il Regolamento per l’uso del porto. Al riguardo, a pag. 7, troverete una analisi di quel Regolamento. Un dato su tutti suscita attenzione: nel bacino del porto è vietata la balneazione. Ovvio, direbbe qualcuno! Ma tanto ovvio non è, posto che nel porto, da sempre, la balneazione, seppure vietata, è tollerata. Opposti interessi che sembrano inconciliabili essendo pacifico che in un porto non si possa consentire la balneazione.
Ma allora: perché non porsi la questione di fondo di un bacino che si trasformi, anche giuridicamente, in quello che è, e cioè una piscina? Assurdo? Ma non è ancora più assurdo che si approvi una norma che si sa già che verrà disapplicata o violata?
Anche su questo andrebbe aperto un dibattito, come viene da più parti sollecitato a proposito delle novità sulla segnaletica e sulla viabilità urbana (vedasi articoli a pag. 4 e 5) oppure sulla rete ferroviaria (vedasi pag. 3) che sta investendo sulla elettrificazione con un progetto vecchio di trenta anni del tutto inadeguato rispetto alle questioni della ecosostenibilità.
Un dibattito che deve essere sempre caratterizzato da un atteggiamento costruttivo e di unità che non significa appiattimento o unanimismo, ma sana volontà di confrontarsi per il bene comune, trovando poi quelle convergenze e quei momenti di sintesi ai quali fa riferimento don Pierluigi nel suo articolo di pag. 4.
Mafia, droga ed estorsioni
di Alessandro DISTANTE
Le cronache di questi giorni vedono anche il Basso Salento protagonista di indagini dalla significativa e preoccupante denominazione “Sud Est” e che ipotizzano associazioni a delinquere di stampo mafioso dedite al narcotraffico, alle estorsioni con indagati che rispondono anche di possesso di armi da fuoco come pistole e fucili a pompa. Tra le piazze dello spaccio anche Tricase, oltre a Racale, Scorrano e Maglie.
L’arresto di 87 persone su un totale di 112 indagati, l’impiego di oltre 470 carabinieri con il supporto di unità specializzate e reparti d’élite, sono numeri che rendono evidente l’importanza dell’operazione. Si parla di una collaborazione tra vari clan mafiosi, il tutto per massimizzare i profitti.
Questa notizia fa seguito ad altri episodi che hanno visto, anche di recente, la Città interessata da furti che avevano destato allarme e timori.
Nessuno deve creare allarmismi e, tuttavia, ugualmente grave sarebbe il far finta di niente, così rischiando che simili disattenzioni portino a compromettere un tessuto sostanzialmente e tradizionalmente sano.
Agli interventi repressivi delle Forze dell’Ordine e della Magistratura deve affiancarsi una vigilanza diffusa. E non basta: questa vigilanza deve accompagnarsi e dare seguito ad operazioni di prevenzione e di sradicamento delle ragioni di fondo, sociali, culturali ed economiche che alimentano queste deviazioni criminali.
E qui la “chiamata alle armi” è per tutti: dalle famiglie, alle agenzie educative, al terzo settore, all’informazione.
Il dibattito sulla Città non può procedere a comparti stagno, nella sicura consapevolezza che il vivere bene (vedasi nelle pagine interne la questione viabilità e traffico) può depotenziare le spinte e le ragioni delle devianze criminali come, per esempio, il mercato delle tossicodipendenze
di Alessandro DISTANTE
“Una ingiustizia trascurata diventa una ingiustizia al cubo che prima o poi esplode”. E’ questo uno dei passaggi dell’intervista che abbiamo fatto a Lucia Goracci e che pubblichiamo su questo numero. La Goracci fa riferimento al conflitto israelo-palestinese, ma quella frase può essere altrettanto vera se pensiamo ai proclami e agli editti del nuovo presidente degli USA, quel Donald Trump che al primo posto, oltre che l’America, mette la guerra agli immigrati irregolari e ai figli degli immigrati anche se nati negli Stati Uniti. Un mio amico ha raffigurato, in una vignetta, la statua della libertà con le valigie, simbolo ormai inutile in un Paese che ha dimenticato le storie di immigrazioni e di integrazioni e che ha dimenticato che la sua storia nasce per merito e per colpe di immigrati europei sbarcati lì sul finire del 1.400.
E’ mai possibile pensare di impedire un fenomeno naturale e necessitato quali sono i flussi migratori? Le immigrazioni sono una realtà ed è impensabile ipotizzare una difesa, ci ha ricordato Umberto Galimberti a conclusione della bella iniziativa promossa nei giorni scorsi, a due passi da Tricase, dalla Fondazione Pietro De Francesco.
Ed allora, se è vero che un giornale come il nostro non può certo cambiare le sorti della storia e non può certo influire sulle opinioni di Trump, che è ben supportato (e foraggiato) dalle opinioni e dagli interessi dei vari patron dei social, è altrettanto doveroso prendere posizione e dire, con tutta la nostra flebile forza, che non crediamo in un Potere, più o (molto) meno democraticamente eletto, che pensa solo a se stesso, che pensa di risolvere i propri problemi chiudendosi al mondo a danno di milioni di poveri, creati dallo stesso modello di sviluppo del quale è portabandiera.
Sarebbe trascurare una ingiustizia che, prima o poi, esploderebbe. E questo sarebbe un danno inaccettabile ed enorme, anche per noi.
di Alessandro DISTANTE
E’ veramente una scommessa quella di uscire per un nuovo anno con un settimanale e, quando già si arriva al 28^ anno, la scommessa è ancora più grande.
Come Redazione ci siamo a lungo interrogati sulle ragioni de Il Volantino, sulla sua funzione di organo di informazione cittadino e di formazione di una coscienza civica. La linea editoriale è incentrata sui valori democratici della partecipazione, del dialogo che supera ogni conflittualità fine a se stessa, della responsabilità e della convivenza pacifica, dove la persona umana possa crescere nel suo ben-essere.
Un giornale, ci siamo detto, può contribuire a svolgere questa funzione.
Il Volantino non è un giornale di propaganda politica e come tale non può avere letture pregiudizialmente orientate a favore o contro, ma si offre come luogo di incontro e di confronto, come una “piazza cartacea” dove c’è libertà di espressione ed accettazione dell’altrui pensiero a condizione, ovviamente, che si persegua, con i propri scritti, il bene pubblico e non personale o di parte. Educarsi quindi al confronto, al dialogo per dare un contributo al processo democratico che deve essere alla base -almeno secondo noi- di una comunità di cittadini.
Se gli obiettivi sono chiari a tutti e da tutti condivisi, rimane da trovare le modalità e le forme per raggiungere quegli obiettivi.
La cadenza settimanale è un valido aiuto a pubblicare, più che notizie, riflessioni sulle notizie che, oggi come oggi, viaggiano sulle veloci strade della rete (social).
Tanto più necessario ci sembra un giornale di riflessione in un’epoca in cui c’è poco spazio per questa “arte”, tutti presi dalle sensazioni e dalle emozioni.
Ed ancora: un settimanale cittadino non può che avere ad oggetto la Città; eppure un cittadino può non riflettere su avvenimenti nazionali ed internazionali? Certo, per questo ci sono testate molto più autorevoli, eppure un giornale, per non essere provinciale, deve sapersi interrogare anche su temi che vanno oltre il localistico e, soprattutto, collegare il locale al globale. Per questo abbiamo pensato di ospitare, essenzialmente con interviste, autorevoli esponenti della realtà locale e nazionale, a partire dai nostri amici premiati.
Nel prossimo numero, tanto per cominciare, pubblicheremo un’intervista a Lucia Goracci, giornalista RAI impegnata da sempre sui fronti di guerra più caldi.
E poi -ci siamo detti in Redazione- dobbiamo dare spazio ai giovani e alle donne, soprattutto per avere una lettura della realtà da parte loro. Da qui l’invito ad entrare in Redazione.
Un’altra considerazione: proprio per spingere sulle riflessioni ed andare oltre la cronaca abbiamo deciso, per l’anno 2025, di privilegiare l’uscita settimanale del sabato, continuando tuttavia ad avvalerci del sito e del canale facebook per le notizie di cronaca oltre che per consentire, a chi ci segue da lontano o non può ritirare il cartaceo, di poter leggere il settimanale e i suoi articoli.
Non siamo così ingenui dal non esserci posto il problema economico-finanziario: nessun progetto può essere realizzato se mancano i soldi. Per questo dobbiamo ringraziare gli amici sponsor per merito dei quali, per tutti gli anni passati, siamo usciti e che ci danno forza per coprire le spese anche per il 2025.
Ed allora, riprendiamo ad uscire, chiedendo ai Lettori di sostenerci anche inviando contributi scritti che, da noi vagliati secondo il criterio della correttezza, della ricerca della verità e della rilevanza, verranno pubblicati.