di Alessandro DISTANTE

“Una ingiustizia trascurata diventa una ingiustizia al cubo che prima o poi esplode”. E’ questo uno dei passaggi dell’intervista che abbiamo fatto a Lucia Goracci e che pubblichiamo su questo numero. La Goracci fa riferimento al conflitto israelo-palestinese, ma quella frase può essere altrettanto vera se pensiamo ai proclami e agli editti del nuovo presidente degli USA, quel Donald Trump che al primo posto, oltre che l’America, mette la guerra agli immigrati irregolari e ai figli degli immigrati anche se nati negli Stati Uniti. Un mio amico ha raffigurato, in una vignetta, la statua della libertà con le valigie, simbolo ormai inutile in un Paese che ha dimenticato le storie di immigrazioni e di integrazioni e che ha dimenticato che la sua storia nasce per merito e per colpe di immigrati europei sbarcati lì sul finire del 1.400.

E’ mai possibile pensare di impedire un fenomeno naturale e necessitato quali sono i flussi migratori? Le immigrazioni sono una realtà ed è impensabile ipotizzare una difesa, ci ha ricordato Umberto Galimberti a conclusione della bella iniziativa promossa nei giorni scorsi, a due passi da Tricase, dalla Fondazione Pietro De Francesco.

Ed allora, se è vero che un giornale come il nostro non può certo cambiare le sorti della storia e non può certo influire sulle opinioni di Trump, che è ben supportato (e foraggiato) dalle opinioni e dagli interessi dei vari patron dei social, è altrettanto doveroso prendere posizione e dire, con tutta la nostra flebile forza, che non crediamo in un Potere, più o (molto) meno democraticamente eletto, che pensa solo a se stesso, che pensa di risolvere i propri problemi chiudendosi al mondo a danno di milioni di poveri, creati dallo stesso modello di sviluppo del quale è portabandiera.

Sarebbe trascurare una ingiustizia che, prima o poi, esploderebbe. E questo sarebbe un danno inaccettabile ed enorme, anche per noi.

 

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