di Alessandro DISTANTE

C’è un grosso dibattito sulle tecniche e sui luoghi della comunicazione politica: dal Parlamento, dove l’intervento di Giorgia Meloni sul Manifesto di Ventotene ha suscitato giuste veementi reazioni, fino alle esternazioni americane su un certo social (X) con giudizi sull’Europa (e sul mondo) assolutamente ingiusti e superficiali.

Anche nel nostro piccolo mondo tricasino, alcune notizie e/o interviste riportate sui giornali locali suscitano reazioni che meritano di essere esaminate.

Accade così che pubblicare una notizia di un senza tetto che dorme nella camera mortuaria del Cimitero diventa una notizia allarmante non per la notizia in sé, ma perché crea inutili (?) allarmismi. Che occorra rimboccarsi le maniche per risolvere il problema del senza tetto è evidente, ma è altrettanto evidente che appare fuori luogo criticare chi dà la notizia e non invece criticare tutti noi se ancora oggi esistono situazioni di quel genere.

Allo stesso modo, accade che una critica alle forme e alla lunghezza degli interventi in Consiglio comunale finisca per suscitare reazioni che, dimenticando il merito del problema, si risolvono in affrettati giudizi che qualificano o squalificano un giornale “conservatore”. Il punto è invece che a essere “conservatore” e a favorire la conservazione è proprio un linguaggio prolisso e un’azione amministrativa comunque inconcludente.

La questione di fondo è quella di accettare il confronto sui contenuti senza demonizzare nessuno. Ringrazio perciò il consigliere Carmine Zocco che ha preso carta e penna e ha espresso il suo pensiero (pag. 4) ed auguro a Andrea Morciano (pag. 5) -e agli altri candidati a sindaco- che focalizzino il tema della adeguatezza/inadeguatezza dei canali partecipativi e di elaborazione politica.

Mi piacerebbe che proprio sulla questione posta da questo giornale, e cioè “lavori in Consiglio comunale”, si aprisse un dibattito, per esempio sui tempi concessi ai singoli consiglieri: intervento, replica e dichiarazione di voto, tempi che vengono riempiti, spesso, con inutili e infruttuose ripetizioni.

La posta in gioco non è la collocazione di un giornale che, fino a prova contraria, cerca di dare notizie e di porre questioni, quanto quella della democrazia o, detto in altre parole, di come riavvicinare i cittadini alle Istituzioni e quindi aiutarli ad essere veramente cittadini sovrani.

E’ possibile che i nostri Consiglieri, di maggioranza e di opposizione, non siano sfiorati dal dubbio che essere presenti e non intervenire mai, oppure -ed all’opposto- intervenire a raffica, non finisca per allontanare i cittadini dalla politica? E allo stesso modo, un Sindaco spettatore dei lavori consiliari si sarà posto il problema se, in quel modo, non finisca per svilire il dibattito come se chi interviene non meritasse neppure una risposta?

La questione, quindi, è sul livello di partecipazione democratica e su questo tema mi piacerebbe sentire altre opinioni. Con garbo e senza affrettati e (ritengo ingiusti) verdetti.

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