Per questa Pasqua non si potrebbe che pubblicare qualche passo di don Tonino Bello.
Tanto più perché ricorre quest’anno il 25° dalla sua morte e ancora di più perché tra pochi giorni ad Alessano verrà il Papa a pregare sulla tomba del Vescovo già Parroco di Tricase.
Pasqua è una festa che ricorda un passaggio; per chi crede è il passaggio dalla morte alla vita.
Per tutti è un momento che segna il passaggio, quanto meno dall’inverno alla primavera, dal brutto tempo al tempo bello.
Un passaggio che, anche in campo civile e politico, si sta per compiere con l’avvio di una fase inedita della storia italiana.
Gli auguri sono quelli di vivere i passaggi e non di subirli, aprendosi alle nuove sfide e non invece chiudendosi per le paure.
di Fabrizio Cazzato
La Settimana Santa è una delle ricorrenze dell’Anno Liturgico più sentita e celebrata nelle varie Parrocchie e Chiese Confraternali della nostra città di Tricase. Il momento più suggestivo delle celebrazioni religiose esterne, si ha nel corso della giornata del Venerdì Santo, con la processione dei Misteri avviata dalla Chiesa di San Domenico; anche il Venerdì antecedente la Domenica delle Palme, quello denominato di Passione o dei Dolori, vede la comunità di Tutino recarsi in silenzioso raccoglimento con la statua dell’Addolorata alla chiesetta extraurbana della Pietà. Grazie alla solerte organizzazione delle nostre Confraternite si può constatare una fattiva partecipazione ai santi riti degli iscritti ai pii sodalizi e dell’intero popolo tricasino. Le sei Confraternite attive di Tricase contano ormai, rispetto al passato, pochi aderenti, per lo più anziani e il cambio generazionale è molto lento e faticoso. Tuttavia queste aggregazioni laicali cercano in tutti i modi di testimoniare la fede guardando al futuro, resistono alla globalizzazione culturale presente e non dimenticano il passato con le loro tradizioni e la loro storia plurisecolare. Alcune di esse fondate verso il XV secolo, quindi prima della Controriforma del Concilio di Trento (1545-1563), sono scomparse e forse riaffiorate nei secoli successivi. La Confraternita più antica di Tricase (e della Diocesi di Ugento) è la Congregazione laicale dell’Immacolata e San Nicolò di Tutino già presente nel “500 di cui il testo redatto delle regole ai confratelli nel 1649 risulta essere il più antico, che si possa conoscere, delle Diocesi dell’estremo Salento. Essa ebbe anche una forte azione moralizzatrice della sua attività religiosa, devozionale e penitenziale espressa attraverso la preziosa rappresentazione della Passione di Cristo raffigurata in ventiquattro formelle del bellissimo affresco recentemente restaurato, consistenti nella recitazione visiva dei testi evangelici della Passione di Gesù. Questo tipo di devozione personal-popolare che solitamente si svolgeva negli oratori confraternali furono via via sostituite da vere e proprie performance recitative(tragedie) fino a giungere alle processioni con le statue raffiguranti i vari personaggi della Passione, Gesù Cristo e l’Addolorata. Quest’ultima è la protagonista assoluta del Venerdì Santo, con il lungo velo poggiato sulla testa e il suo voluminoso abito nero, sfila nel suo incedere lento tra le orazioni dei fedeli, per le vie della nostra città.
Sarebbe opportuno osservare con degna nota la statua “ a manichino “ dell’Addolorata conservata nella Chiesa di San Gaetano di Tutino,(sede della Venerabile Confraternita dell’ Immacolata e san Nicolò) la quale appartiene alla vasta produzione della statuaria processionale pugliese e che ricalca in un certo modo i ricami a caratteri profani delle madonne vestite della Catalogna e dell’Andalusia spagnola. Tale genere di statuaria è conosciuta col termine di “Madonna vestita” (tra queste ricordiamo la statua della Madonna Immacolata in S.Angelo e le statue della Madonna del Rosario e dell’Addolorata in San Domenico) in quanto leggera e maneggevole, destinata all’uso processionale e che potesse essere trasportata anche dalle donne. Il più diffuso modello del genere è la statua della Madonna (ma ci sono anche statue di Santi) realizzata in legno o cartapesta per quanto riguarda testa, braccia e mani, mentre il corpo è un semplice “manichino vestito”. In prossimità dei riti pasquali, la statua viene sottoposta al rito della vestizione; l’evento commovente è un rituale privato e quasi segreto, privilegio di poche consorelle (e in alcuni casi di una sola); le donne si riuniscono intorno alla statua spogliandola, togliendole l’abito giornaliero, facendole indossare (a partire dalla biancheria intima) gli abiti solenni e sontuosi della cerimonia. L’abito finemente ricamato in filo d’oro e pietre preziose dell’Addolorata di Tutino indossato in occasione dei Riti della Settimana Santa appartiene alla tipica tradizione sartoriale della manifattura salentina ottecentesca, venne realizzato da una certa Teresina da Taranto agli inizi del ‘900 e commissionato per devozione di Addolorata Alfarano.
Amorevolmente custodito dalla Confraternita l’abito della Vergine, in raso di seta nera, è costituito da un’ampia gonna e da un corpino; su di esso si sviluppa un ricamo in oro eseguito con punto steso e punto lamellare con disegni floreali a racemi e volute di chiaro rimando alle forme rinascimentali. Sul petto è mostrato in evidenza un cuore trafitto da una spada in gemme rosse. Il volto sofferente ed intenso ha un roseo incarnato (sicuramente lucidato a cera) e la sua triste bellezza è segnata da lacrime realizzate in resina tanto da far brillare i suoi occhi in pasta vitrea; il lungo velo, poggiato sulla testa, nasconde una vera capigliatura legata a treccia. L’abito è completato da un velo in seta nera, realizzato nello stesso periodo, con puntina da piccola frangia in oro che nella sua ampiezza si distribuiscono alcune stelle ricamate in filo oro a punto lanciato. Grazie all’impegno e alla dedizione della signora Maria Meraglia , con la collaborazione della Confraternita stessa ,in occasione della visita dei sepolcri del giovedì santo , sarà d’obbligo visitare la Pietà allestita nella chiesa di san Gaetano a Tutino. Cominciamo questa meravigliosa pratica di fede che unisce anche il piacere della riscoperta di luoghi, immagini e tradizioni della nostra città.
di Giuseppe R. Panico
Oltre settanta anni fa perdemmo la guerra, perdemmo il sovrano e, con la Costituzione, conquistammo la sovranità. La sovranità appartiene al popolo che la esercita secondo la legge, comprensiva, su argomenti di rilevante interesse locale, anche dei referendum comunali, fino ad ora grandi assenti dalla nostra politica amministrativa. Assenti da tempo sono anche gli approfondimenti nelle sedi di partito (ormai scomparse), radi nelle commissioni comunali (poco convocate) e inesistenti in un Centro Civico (mai attivato) ove cittadini preparati, esperti o con significative esperienze personali, si associano per dare costruttivi pareri e contributi di pensiero.
Radi sono poi i dibattiti sulla stampa locale. Le decisioni importanti vanno così avanti per “partito preso” o convenienza del momento, senza più valide analisi delle alternative o per mera sommaria azione di qualche dirigente. Gli scarni dibattiti nei consigli comunali servono spesso a meramente avallare orientamenti già definiti, mentre le pubbliche specifiche conferenze della amministrazione comunale sono scarsamente partecipate anche dalle tante associazioni paesane (156). Pronte queste a chiedere supporto e pubblici finanziamenti, raramente inviano un proprio rappresentante. Si dice che la democrazia è il più avanzato sistema di governo, ma se poi non vi è adeguata cultura per applicarlo o si usano male o poco le relative norme, è ben difficile parlare di scelte o iniziative ben ponderate, sano impiego del pubblico denaro e di una credibile visione di insieme.
Ci si accontenta di fare incetta di fondi pubblici, spesso poi improduttivi o a beneficio di attività di mera immagine, o finanche parassitarie o per migliorare e recuperare l’esistente o per il… conza/sconza di lavori fatti male o sorvegliati peggio. Se si aggiunge poi l’assenza o evanescenza di una classe imprenditoriale, industriale, manifatturiera (le nostre attività sono prettamente commerciali) tale da influenzare o proporre adeguate scelte per il futuro, rimane una politica ove, non di rado, gli amministratori si ritengono più che eletti dai cittadini, unti da eccelsi poteri e non dal dovere di acquisire rapidamente adeguate competenze e responsabilità.
In mancanza di risorse umane da statisti come quelle inglesi di un Churchill o di una Thatcher, atte a farci vincere la guerra alle buche stradali ed agli sprechi e inefficienze di Stato, non ci resta che essere ben più attivi, vigili ed informati, esprimendo, ove occorra, il proprio pensiero anche attraverso i referendum comunali. Ma tale avanzato modello decisionale o consultivo è però spesso osteggiato da chi considera gli elettori (sovente a ragione) non sufficientemente “alfabetizzati”, se non per mettere una croce su una scheda elettorale o su nomi da loro suggeriti, o perché timorosi di perdere potere ed autonomia politica.
Con le ultime elezioni poi, non abbiamo nemmeno un onorevole paesano in grado di onorarci, se non con una efficace autonomia, con nuove fondate speranze. Finita la politica da “porcellum”, ci ritroviamo in testa la corona di spine del nuovo “rosatellum”, foriero di nuove instabilità, sfiducia internazionale ed europea. Nel nostro piccolo, non ci rimane che esplorare, almeno per le scelte sui grandi temi locali, il sistema del referendum comunale. Ci indurrebbe tutti, compresa maggioranza ed opposizione, a discutere, dibattere, ragionare, studiare ed opinare.
La cittadinanza si sentirebbe più coinvolta, sovrana e più vicina e partecipe al suo agognato sviluppo. Temi come, in passato, il Parco Otranto -Leuca (e boschetto di Tricase) e l’ACAIT o attuali come l’Area Marina Protetta, lo sviluppo residenziale/urbanistico/turistico delle marine per rilanciare una pur minima economia (attraverso il PUG ), la chiusura alla nautica dello storico porticciolo di Marina Serra, l’alienazione o affitto, come succede altrove, di edifici e terreni pubblici inutilizzati/ abbandonati/superflui invece che farci carico del loro costoso risanamento e manutenzione e poi di improduttive o discutibili assegnazioni, meriterebbero maggiore attenzione come anche una democrazia più diretta.
Ci si avvicinerebbe di più (compresi giovani e scolaresche) ai temi dello sviluppo sostenibile e del lavoro che ne consegue e dunque alla buona politica. Per cambiare “Si tratta di essere coraggiosi e fiduciosi al tempo stesso” diceva, quaranta anni fa, un altro statista, ma della nostra terra, Aldo Moro poco prima di essere brutalmente ammazzato. Forse dicendolo oggi noi tutti in coro ed adoperandosi in conseguenza, anche con una più coraggiosa, informata e costruttiva partecipazione ai problemi di questa nostra così piacevole ma povera terra, potremmo far risorgere le nostre speranze ed aver più fiducia nel nostro avvenire.
Nuovi presidente e direttivo all’Associazione Volontari Ospedalieri di Tricase. Con l’assemblea del 10 marzo, tenuta presso la Casa di Accoglienza “Orizzonti”, si sono approvati i bilanci consuntivo e preventivo, mentre con quella del 17 seguente si è proceduto prima all’ascolto della relazione del presidente uscente prof. Romeo Erminio, che ha guidato l’associazione per due mandati consecutivi e infine all’elezione delle cariche sociali.
Dalle votazioni a norma dello statuto è risultato il seguente organigramma.
Presidente: Lucia Erminio (Tricase);
Vice: Fernando Minerva (Tricase);
Segretaria: Lucia De Francesco (Tiggiano);
Tesoriere: Andrea Musio (Tricase);
Resp. pediatria : Salvatore Parisi (Taurisano);
Componenti: Laura Branca (Specchia) e Errico-Chiuri Eufemia (Tricase).
Confermati i componenti dei collegi dei revisori e dei probiviri.
Fondata il 25 marzo 2000, l’A.V.O. di Tricase è presente dallo stesso anno nelle corsie dell’ospedale e, dalla sua apertura, in quelle dell’hospice Casa di Betania.
Il primo impegno del nuovo direttivo sarà la programmazione del corso 2018 per gli aspiranti volontari.
Un anniversario dimenticato...
di Cesare Lia
Non mi dò pace nel pensare alle disattenzioni dei concittadini e, soprattutto, di quelli che vantano la nobiltà cittadina perché discendenti da uomini illustri, che hanno fatto la storia d'Italia e della nostra provincia.
E' passato il 30° anniversario della scomparsa del Prof. Giuseppe Codacci-Pisanelli senza che vi fosse un manifesto o una manifestazione pubblica che ricordasse la sua persona!
Eppure l'illustre scomparso, ancora oggi, e, credo, per molto tempo ancora, rimarrà uno dei maggiori fautori della crescita della nostra terra.
Sono convinto che non tutti abbiano letto i suoi trattati giuridici perché sono testi particolari e destinati ad un settore speciale di professionisti ma, se oggi la nostra terra è¨ conosciuta in tutta Italia ed anche fuori, ciò è dovuto alla sua intelligenza, alle sue iniziative, alle sue battaglie vittoriose o, a volte, perdenti ma battaglie sentite ed oggi portate ancora avanti da cittadini non tricasini.
Ed ancora una volta lamento il fatto che preferiamo tenere nel nostro Comune strade intestate a Rimini, Treviso, Brindisi ed altri, che non hanno intestato una strada alla nostra Tricase, mentre il ricordo di tanti illustri cittadini del passato, amministratori, uomini di cultura e semplici ed importanti popolani artigiani e contadini giacciono in un loculo fino a quando, scordati dalle future generazioni, non finiranno in una fossa comune!
E' tempo di reagire a tanta disattenzione ed intraprendere una strada diversa se vogliano che questo nostro paese sia assunto ad una maggiore importanza che non sia quella del parlarsi addosso e di vantarsi solo del nome di coloro che sono qui nati o cresciuti!