“In cammino con don Tonino”; sarà questo lo slogan della Marcia che si svolgerà
venerdì 4 maggio dalla tomba di Don Tonino ad Alessano fino a Leuca
La Fondazione don Tonino Bello, con il suo Presidente Giancarlo Piccinni, ha lanciato l’idea, nell’ambito delle celebrazioni del 25° dalla morte, coinvolgendo da subito la Regione Puglia Assessorato alla Pubblica Istruzione guidato dall’assessore Sebastiano Leo e l’Ufficio Scolastico Regionale nella persona del direttore Anna Cammalleri. L’organizzazione è stata affidata all’Istituto di Istruzione Superiore Salvemini di Alessano, diretto dalla preside Chiara Vantaggiato.
Hanno aderito all’iniziativa Mons. Vito Angiuli, vescovo della Diocesi di Ugento S. Maria di Leuca ed i Comuni di Alessano, Castrignano del Capo e Gagliano e l’Unione dei Comuni Terra di Leuca.
La marcia vedrà coinvolte numerose scuole della Puglia e già si prevede la presenza di migliaia di studenti.
I più grandi partiranno dalla tomba di Alessano, mentre gli altri si aggregheranno da Gagliano e, i più piccoli, poco prima di Leuca. Durante il percorso verranno affrontati i temi della pace, della giustizia e dei diritti umani, con animazione a cura degli studenti delle varie Scuole.
La marcia si concluderà sulla Piazza del Santuario con i saluti e le testimonianze
di Alessandro Distante
“Eccolo”, “eccolo”; mentre tutti eravamo in attesa dell’elicottero del Papa, a scorgerlo è stato un bambino.
Ritto sulla sedia, annunciava urbi et orbi l’arrivo dal cielo del Santo Padre, anticipando servizio d’ordine, speaker e ogni forma di potere costituito.
Poco dopo un vento biricchino faceva volare zucchetti e papalina a vescovi e al Papa.
Forse don Tonino era proprio lì, ad Alessano; era lì -come usava dire Lui- con il potere dei segni che, guarda caso, mandava all’aria i segni del potere.
Casualità o prova di una presenza? Ognuno la pensi come vuole.
Certo, il clima che si respirava sulla spianata di Alessano era quello proprio di don Tonino: un clima accogliente, semplice ma intenso dove nessuno si sentiva estraneo e tanto meno indifferente.
Persone di diversa provenienza, di varia estrazione sociale, di molteplice formazione ed appartenenza culturale, politica ed anche religiosa, credenti ed atei, tutti lì radunati intorno al ricordo vivo di una persona che ha saputo dialogare ed incontrare sempre tutti.
Il suo sguardo buono avrà sorriso anche degli scherzi di una folata di vento o di un bambino che vede meglio e prima dei grandi.
In fondo ogni cerimonia che vedeva protagonista don Tonino era soprattutto un’occasione di gioia e di incontro ed anche quella del 20 aprile lo è stata.
Potere dei segni!
di Hervé Cavallera
Professore nell’Università del Salento
Vicepresidente della Società di Storia Patria per la Puglia
Su “il volantino” di sabato 21 aprile leggo delle precarie condizioni, nel vecchio Cimitero di Tricase, della Cappella della Confraternita del SS. Rosario
A nome del Comitato che si oppose al progetto di devastazione del vecchio Cimitero, mi sembra corretto far presente in primo luogo che quando si edifica qualcosa si ha il dovere della manutenzione e vi sono responsabili che avrebbero dovuto e dovrebbero vigilare.
Altrimenti tutto rovina (vedi casi ACAIT e Porta Terra, per fare qualche citazione, e non reputo che per questo costruzioni come l’ACAIT o la Porta Terra dovrebbero essere demolite!).
La nostra storia va conservata e tutelata e non distrutta, facendo in tal modo smarrire l’identità e la memoria di luoghi, eventi, ricordi.
Rammento altresì che la legge tutela i vecchi cimiteri e che in ogni parte d’Italia (e non solo) essi sono ben tenuti sia per il culto dei defunti (che costituisce una delle basi della civiltà) sia per il loro valore storico-architettonico (ed è il caso del Cimitero vecchio di Tricase).
Alla luce di quanto sopra, mi permetto di rendere noto che il Comitato ha pressoché terminato un progetto di rivalutazione del vecchio Cimitero che sarà presentato quanto prima all’Amministrazione Comunale e alla Cittadinanza sì che si possa con la buona volontà di tutti assicurare pace ai Defunti e meritato decoro al luogo
L’attore salentino Fausto Morciano nel cast del film “Dei” di Cosimo Terlizzi,
in uscita nelle sale prossimamente
Salentino di nascita e romano d’adozione, il magnetico Fausto Morciano sarà prossimamente al cinema con il film “DEI” di Cosimo Terlizzi, pellicola prodotta da Riccardo Scamarcio, Valeria Golino e Viola Prestieri per Buena Onda e distribuito da europictures. Nel film interpreta Nicola, padre autoritario e amorevole del giovane Martino, protagonista del film, col quale ha un rapporto intenso e conflittuale. Il film è stato presentato con grande successo al Bari International Film Festival.
Fausto Morciano Vanta una ricca carriera cinematografica e teatrale.
A 18 anni si trasferisce a Bologna dove consegue la laurea in D.A.M.S. Debutta a teatro come protagonista accanto ad Ottavia Piccolo e Ivano Marescotti nello spettacolo "Bellissima Maria" per la regia di Sergio Fantoni.
Successivamente viene diretto da registi come Giancarlo Sepe, Sebastiano Lo Monaco, Sergio Basile. In seguito si diploma alla Scuola di Recitazione del Teatro Stabile di Genova partecipando poi a numerosi spettacoli. Vive a Roma, ama e approfondisce l'arte della recitazione. Nel cinema lavora con Edoardo Winspeare nel film “Galantuomini”, con Federico Rizzo nella pellicola “Taglio Netto” e con Giangiacomo Ladisa nel film “Peace, Love, Freedom”.
Recentemente ha ricoperto, con un buon riscontro di critica e pubblico, il ruolo di Macbeth in “Macbeth” di William Shakespeare, per la regia di Antonia Renzella e prodotto da Gitiesse Artisti Riuniti.
Per informazione e interviste
Ufficio Stampa
Licia Gargiulo – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
di Cesare Lia
Devo ringraziare il prof. Ercolino Morciano che, sempre attento alle questioni sociali e soprattutto a quelle della comunità tricasina e del Capo di Leuca (insisto a chiamarlo tale e non Basso Salento), ponendo automaticamente il nostro Comune al centro dello sviluppo di tutto il territorio, mi sprona ad intervenire su di un argomento molto particolare e molto importante.
E’ stato necessario, però, che i media pubblicassero il risultato della ricchezza dei nostri Centri per accorgersi di un problema così grave che, mi permetto, sollevai nel lontano 1984 quando, analizzando la situazione economica dei 13 Comuni del Capo di Leuca, avanzai una proposta di organizzazione e riscatto di un territorio che non doveva aspettarsi alcuna provvidenza superiore per crescere e creare infrastrutture economiche che consentissero di farlo. Allora la nostra economia territoriale era migliore dell’odierna, avendo una situazione della TAC eccezionale rispetto al resto della provincia di Lecce.
Devo, però, constatare che la mia analisi non è stata presa in considerazione forse perché non era stata pubblicata da qualche organo di stampa a livello nazionale.
Il mio studio era basato sulla situazione del nostro territorio, emarginato dal resto d’Italia e senza sbocco alcuno oltre il mare. In fondo ho sempre denunziato, anche in singoli articoli di giornalismo locale ed in conferenze alle quali sono stato invitato, che geograficamente la nostra terra si trova in un “cul de sac” nel quale si deve accedere e, poi, si deve tornare indietro per uscirne, senza possibilità di attraversarla.
Ovviamente la situazione storica è tutt’ora da attribuire alle carenze delle nostre popolazioni, che si sono acquietate nella situazione esistente e non hanno pensato e non pensano ancora di attraversare il mare, come avevano fatto i greci nell’età antica, creando un rapporto economico con l’altra sponde del mediterraneo.
Altre considerazioni scaturivano dalla popolazione residente nel nostro territorio, non superiore a 63.000 anime, considerando che la popolazione attiva, escludendo gli anziani, i ragazzi e gli stabilmente occupati, non superava le 10.000 forze lavoro:
- quella che il nostro territorio non consente un’agricoltura industriale ma di nicchia per via della parcellizzazione fondiaria e della mancanza di estensioni terriere che possano consentire l’impiego di moderne attrezzature agricole ed anche per la enorme presenza dei muretti a secco;
- quella della impossibilità di reperire in loco materie prime per le attività connesse con la TAC;
- quella dell’impossibilità di istituire alcun tipo di industria e per la lontananza dei porti d’imbarco e per la lodevole scelta dell’Amministrazione provinciale del 1950 dell’idea di vincolare insediamenti fino a 4 Km e mezzo dalla costa per evitare la compromissione per la futura scelta turistica.
Non restava altro che sfruttare le tre residue possibilità di sviluppo: l’agricoltura di nicchia, l’artigianato locale ed il turismo!
I primi due erano costretti a seguire vie di sviluppo individuali e da una probabile cooperazione potevano solo ricavare promozioni d’immagine ed aiuti per il trasporto dei prodotti. Il terzo, invece, dipendeva dalla volontà organizzativa dei nostri Comuni.
Per questo, creai, contro ogni legge esistente all’epoca ed affrontando molte difficoltà anche da parte dei miei stessi amici di partito, il Consorzio dei Comuni del Capo di Leuca ed il GAL, prendendo spunto da alcune norme comunitarie che consentivano il loro finanziamento. Tali organismi, se oculatamente amministrati, avrebbero consentito, proprio in vista della collegialità che oggi il buon Ercolino vorrebbe attribuire in testa all’Amministrazione provinciale, purtroppo soppressa dall’incompetenza politica, di determinare quel necessario organismo di coordinamento tra tutte le realtà pubbliche del Capo di Leuca.
Ritengo che ancora oggi bellezze del nostro territorio, i reperti archeologici nostrani e dei territori limitrofi, i beni culturali, il cristallino mare, la bontà dei prodotti gastronomici (non dico eno perché abbiamo disperso e distrutto vigneti e vitigni atavici ed unici come il bianco di Alessano, l’aleatico di Gagliano, il primitivo dei Fani di Salve ed altri) invidiatici da molti concorrenti.
Per fare questo, però, occorre coordinamento che non c’è e stenta a nascere anche dopo il varo delle Unioni dei Comuni!
Non si riesce, infatti, a far comprendere che occorre un’organizzazione dei Comuni rivieraschi, un piano comune e non dei singoli Comuni degli insediamenti turisticamente produttivi, la creazione di strutture ricettive con il divieto di invasione del territorio con singole casette nelle marine, che non danno occupazione ma cementizzano il territorio, l a creazione dei poli turistici ove si debba obbligare gli operatori di tenere in vita le licenze commerciali per almeno sei mesi l’anno, che occorre varare il piano strutturale del parco Otranto-Santa Maria di Leuca, che da dieci anni circa è sonnolento ed inattivo, e quant’altro, che per brevità non dico.
Faccio solo presente che, durante il mio incarico amministrativo regionale, ho finanziato tante opere strutturali molte delle quali non sono state realizzate, ritardando notevolmente lo sviluppo e l’occupazione giovanile.
Se tutto quello che ho detto sopra fosse attuato anche oggi, non ci sarebbe bisogno di emigrazioni per cercare lavoro soprattutto da parte dei giovani che, se organizzati, avrebbero in loco fonti lavorative alquanto consistenti ed in linea con i tempi futuri che stanno quasi del tutto annullando il posto pubblico, preferendo le iniziative privatistiche.
Ma di questo se ne è parlato a lungo, a cominciare dall’intervento del Vescovo Mincuzzi a Taurisano a quello del Vescovo, Servo di Dio, don Tonino Bello nella Sua “Lampara” che, se i nostri cittadini leggessero con attenzione, ricaverebbero il motivo di tanta ignavia!