Intervista al M° Giovanni Calabrese
Da oltre vent'anni la Scuola di Musica "W. A. Mozart" opera nella formazione musicale, accompagnando bambini, ragazzi e adulti in percorsi costruiti in base all'età, alla preparazione e agli obiettivi personali. Dalla preparazione agli esami in Conservatorio alle certificazioni IMABS, dai corsi per rock band alle masterclass e alle vacanze studio all'estero, la Scuola propone opportunità che uniscono studio, pratica musicale e confronto con esperienze internazionali. Ne parliamo con il maestro Giovanni Calabrese, direttore della Scuola e musicista attivo in diversi contesti internazionali.La Scuola di Musica "W. A. Mozart" vanta un'esperienza ventennale. Quale valore offre oggi una realtà con una storia così consolidata?
Vent'anni di attività ci hanno permesso di costruire esperienza, competenze e risultati concreti. Abbiamo accompagnato numerosi allievi, trasformando la loro passione per la musica in una preparazione solida e consapevole.
La qualità del nostro lavoro trova riscontro nelle competenze certificate attraverso gli esami presso il Conservatorio “T. Schipa” di Lecce con cui siamo convenzionati. Ogni studente segue un percorso graduale e personalizzato, affidato a docenti qualificati e orientato verso obiettivi chiari e verificabili.
Non tutti gli studenti desiderano intraprendere un percorso accademico. Quali opportunità offrite a chi vuole comunque certificare le proprie competenze musicali?
Non tutti coloro che studiano musica desiderano accedere al Conservatorio o intraprendere una carriera professionale. Attraverso il progetto IMABS, però, gli allievi possono certificare le competenze acquisite e conseguire titoli spendibili nell'ambito del sistema scolastico.
Il percorso prevede obiettivi progressivi e competenze misurabili, dando un riconoscimento concreto allo studio svolto. Possiamo così offrire una certificazione capace di arricchire il curriculum personale e scolastico dello studente.
Tra le proposte più innovative del nuovo anno figurano i corsi dedicati alle rock band. A chi si rivolgono e quali competenze permettono di sviluppare?
I corsi per rock band permettono ai giovani di vivere la musica in modo coinvolgente, mantenendo qualità, metodo e impegno. Sono rivolti a tutti con particolare attenzione ai ragazzi che, dopo la scuola media a indirizzo musicale, desiderano continuare il proprio percorso. In questo modo vogliamo limitare il fenomeno della dispersione scolastica musicale e dare una concreta e coinvolgente opportunità di continuità a quanti hanno dedicato 3 anni di studio ad uno strumento musicale nella scuola pubblica.
Proponiamo così un percorso che unisce divertimento e competenze musicali. Gli incontri si svolgono presso la nostra nuovissima sala prove attrezzata con tutta la strumentazione necessaria a vivere un’esperienza WOW!
La vostra offerta comprende masterclass, incontri con importanti protagonisti della musica e vacanze studio all'estero. Perché affiancate queste esperienze alle lezioni tradizionali?
La formazione musicale cresce anche attraverso il confronto con artisti e nuovi contesti. Per questo organizziamo masterclass e incontri con importanti protagonisti della musica classica e rock, offrendo agli allievi nuovi stimoli e differenti metodi di lavoro.
Le vacanze studio all'estero uniscono l'approfondimento musicale al potenziamento delle competenze linguistiche. I ragazzi sviluppano autonomia e si confrontano con coetanei provenienti da realtà culturali diverse.
Maestro Calabrese, in che modo la sua esperienza professionale e la sua presenza in diversi contesti internazionali influenzano l'identità e i progetti della Scuola?
Le esperienze maturate in ambito internazionale (USA, Turchia, Francia, Germania, Ungheria) mi hanno permesso di conoscere modelli formativi, realtà artistiche e approcci culturali diversi. Cerco di trasferire questo patrimonio nella direzione della Scuola e nella progettazione delle sue attività.
Metto le relazioni professionali sviluppate nel tempo al servizio degli studenti, creando occasioni di incontro e di scambio con musicisti, docenti e istituzioni. La nostra Scuola rimane radicata nel territorio, ma aperta all'Europa e al mondo.
La vostra offerta formativa comprende anche percorsi di propedeutica musicale per i bambini dai 4 ai 6 anni. Quale ruolo può avere la musica nello sviluppo dei più piccoli?
Nei percorsi di propedeutica musicale, dedicati ai bambini dai 4 ai 6 anni, il gioco, il canto, il movimento e l'esplorazione dei suoni rendono l'avvicinamento alla musica naturale e coinvolgente.
Le attività sostengono attenzione, memoria, coordinazione e capacità espressive. Il lavoro di gruppo favorisce ascolto, socializzazione e collaborazione, contribuendo allo sviluppo psicologico, cognitivo e sociale del bambino.
Quali opportunità offre la Scuola agli adulti che desiderano fare musica e condividere questa passione con altre persone?
Agli adulti proponiamo la possibilità di entrare nell'Orchestra di Fiati "Artistica Inclusione", una realtà dinamica nella quale si fa musica per il piacere di suonare, divertirsi e stare insieme. La sua composizione trasversale ed eterogenea permette a persone con età, esperienze e livelli di preparazione differenti di partecipare a un progetto comune. Rivolgiamo una particolare attenzione a ragazzi e ragazze diversamente abili, creando occasioni di partecipazione, relazione e valorizzazione delle capacità di ciascuno.
Gli strumenti vengono forniti in comodato d’uso gratuito grazie ad un finanziamento regionale e al contributo del Comune di Tiggiano.
Percorsi musicali per età e obiettivi diversi
Scegliere la Scuola di Musica "W. A. Mozart" significa entrare in una realtà con vent'anni di esperienza, docenti qualificati e percorsi pensati per differenti età, livelli di preparazione e obiettivi. Dalla propedeutica musicale alla preparazione degli esami in Conservatorio, dalle certificazioni IMABS alle rock band, fino alle masterclass, alle esperienze internazionali e all'Orchestra di Fiati "Artistica Inclusione", ogni persona può costruire un percorso musicale serio, stimolante e adeguato ai propri obiettivi.
di Alessandro DISTANTE
Parlare di Bene comune e richiamare alla Cittadinanza attiva non sono semplici appelli o facili slogan ma possono essere realtà concrete che si realizzano nella nostra Città.
In questo numero pubblichiamo, infatti, due notizie o storie che interessano due Beni comuni: il porto e Piazza Galilei. Due luoghi, due Beni comuni che la Cittadinanza attiva fa propri, studiandoli, curandoli e vivacizzandoli.
Due esempi da prendere a modello per un nuovo modo di essere cittadini: rifuggendo da facili lamentazioni, accettando la sfida del pensare e del fare, abbandonando la logica della contrapposizione per far prevalere quella della collaborazione, rifiutando le scorciatoie della semplificazione ma abbracciando quelle della complessità dei problemi: un modo concreto –per dirla in breve- per essere parte attiva della Città.
Sarebbe il caso che l’Amministrazione Comunale cogliesse questi slanci generosi di cittadinanza costruttiva e li facilitasse, approvando, ad esempio, il regolamento sull’uso dei beni comuni e avviando vere e proprie cogestioni di questi (e di altri) beni. La qualità della vita migliora se ogni residente, singolo o associato, si fa carico non solo dei suoi problemi ma anche di quelli degli altri, nella convinzione che risolvere un problema degli altri equivale anche a risolvere un proprio problema.
Sullo sfondo si intravede il seme di un volontariato civico che diventa protagonista con un forte insegnamento etico: occuparsi della cosa pubblica senza alcun tornaconto. Il tutto in una logica di pluralismo di mondi vitali dove l’interesse pubblico si interseca con l’interesse comune.
Vi pare poco?
Una Lettera aperta da parte dei Consiglieri di minoranza (ad eccezione del consigliere Giovanni Carità) ai Consiglieri di Maggioranza. Nella missiva, i firmatari esternano una “preoccupazione” che –così scrivono- “riguarda anche voi”. Lo spunto è dato da alcuni rilievi che i Consiglieri di minoranza hanno rappresentato al Prefetto di Lecce in ordine al parere dei Revisori dei conti: su alcune delibere, sottoposte alla approvazione del Consiglio, il parere sarebbe stato conosciuto in tempo non utile al suo esame.
Altro rilievo: la nota con la quale la Segretaria Comunale ha inteso “disciplinare temporaneamente il diritto di accesso dei consiglieri comunali”. I Consiglieri di minoranza, pur sottolineando che l’iniziativa della Segretaria non vogliono vederla come un limite ad un diritto già disciplinato e finalizzato a garantire il mandato elettorale, è comunque una questione rilevante che non è di maggioranza o di opposizione.
Il diritto di accesso e, più in generale, di informazione –scrivono i Consiglieri di opposizione- “è’ una garanzia per ciascun consigliere, indipendentemente dal ruolo ricoperto, perché consente di esercitare il proprio mandato in modo libero, informato e nel pieno rispetto delle regole”. L’invito finale è significativo: “Per questo vi chiediamo di valutare con attenzione quanto accaduto e di pretendere, per il futuro, un metodo di lavoro improntato alla trasparenza, alla correttezza amministrativa e al pieno rispetto del ruolo di ogni Consigliere Comunale”.
Cosa dire? Senza entrare nel merito delle questioni, una lettera interessante e che merita di essere pubblicizzata. Non capita tutti i giorni che parti contrapposte (minoranza e maggioranza) si scrivano e chiedano collaborazione su questioni di comune interesse. Proprio l’aver individuato un terreno comune rappresenta una nota di merito perché lo scriversi, il parlarsi e il confrontarsi nell’interesse della Città rappresenta il modo migliore per esercitare il mandato ricevuto, al di là del ruolo pur nel rispetto di quello assegnato
di Alessandro DISTANTE
La ripresa è sempre un atto di coraggio. Tanto più dopo un’estate che ha visto l’esplodere non solo del caldo, ma anche di tanti interventi social che hanno vivacizzato le afose giornate tricasine.
Il periodo di pausa, da sempre osservato dal nostro giornale, ha favorito una riflessione sulla funzione e sulla utilità del riprendere ad uscire: se si moltiplicano le agenzie informative, se la comunicazione è diretta, se ognuno è libero di esprimere autonomamente il proprio pensiero, viene da chiedersi se è ancora attuale una forma di comunicazione, di informazione, di dibattito che deve, necessariamente, rispettare i tempi dell’uscita, i passaggi redazionali, la sottoposizione a regole e norme fissate dall’esterno.
La cura della pausa estiva ha favorito una riflessione ma, al termine di questa riflessione, le ragione per riprendere sono uscite rafforzate.
Primo argomento: un giornale deve avere una sua redazione, e cioè ha il suo motore in una piccola comunità di persone che si incontrano periodicamente e che si confrontano. Un’esperienza di gruppo a fronte, invece, di chi scrive sui social: lo fa senza necessità di alcun confronto, senza quella sottoposizione al gruppo di Redazione di quanto ha scritto. In un’epoca di crisi dei luoghi della intermediazione (crisi in generale delle esperienze di comunità) mi sembra importante rinsaldare un luogo che condiziona la pubblicazione di uno scritto al previo confronto di gruppo.
Secondo argomento: la frequenza settimanale dell’uscita si contrappone alla immediatezza del mezzo social. La periodicità mi sembra avere una funzione educativa in un’epoca in cui è scomparso il valore del tempo, delle attese, delle pause. Il “non tutto e subito” assume un ruolo di controcultura o di controvalore che la cadenza dell’uscita del giornale (settimanale) può difendere e favorire.
Terzo argomento: un giornale periodico deve essere registrato. A differenza di uno scritto liberamente pubblicato su una pagina social, ogni articolo ha forme di controllo che passano nella figura del direttore responsabile, eventualmente del direttore editoriale, dell’Ordine dei giornalisti. Il controllo non è certo censura, ma attiene al principio di responsabilità e, ancor prima, di autocontrollo. Responsabilità e autocontrollo che non si contrappongono al valore della libertà, costituzionalmente garantito, perché la libertà non può essere confusa con una libertà a prescindere da tutto e da tutti. Il limite non può essere soltanto quello fissato dalle norme penali, esistendo un ampio spazio nel quale uno scritto non integra un illecito ma è inopportuno e sconveniente (la stessa Costituzione pone espressamente il limite del buon costume).
Quarto argomento: da sempre e ancor più ai giorni nostri, il gruppo redazionale diventa un luogo di elaborazione del pensiero. Se le notizie viaggiano nel mentre i fatti accadono (ed è questo un bene), le analisi, le riflessioni, le elaborazioni e le proposte necessitano di tempi diversi e di un confronto. Sempre più il Giornale non si limita a pubblicare ma si spinge fino a organizzare iniziative con strumenti diversi (incontri, dibattiti, confronti) che, utilizzando tecniche tipiche del giornale (interviste, inchieste, approfondimenti), offrono al pubblico diverse modalità di fare comunicazione, informazione e riflessione.
Mi sembra che (almeno) questi quattro argomenti giustifichino la ripresa dell’attività de Il Volantino, settimanale cittadino di Tricase. O no?
Dopo la pausa estiva, torna il settimanale cittadino di Tricase
SABATO 12 SETTEMBRE - IN DISTRIBUZIONE CARTACEA
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