di Alessandro DISTANTE
Ha suscitato vigorose reazioni la decisione di conferire il Premio Nobel per la pace a Navi Pillay, giudice, avvocato, Alto Commissario per i diritti umani e oggi giudice per il Ruanda. Come lo scorso anno, il Premio, piuttosto che unire, divide, fino al punto che, poche ore dopo l’annuncio da parte della Giuria di Stoccolma, il presidente Trump ha annunciato pesanti sanzioni nei confronti della Corte Penale Internazionale.
Un Premio -dicevo- che dovrebbe unire ed invece divide. Divisioni che fanno seguito al triste spettacolo offerto dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite trasformata da luogo di confronto e di dialogo in luogo di scontro e di reciproca chiusura, al punto che l’Aula si svuota a seconda di chi prende la parola. Il tutto -ed è questo il paradosso- ruota intorno alla parola Pace.
Ed è su questo tema che da più numeri questo giornale ospita interventi contenenti notizie e riflessioni. Anche in questo numero diamo spazio ad un intervento (pag. 7) che offre una prospettiva diversa rispetto a quella esposta nei numeri scorsi. Se nel numero precedente abbiamo letto della raccolta firme per il disarmo, questa volta pubblichiamo una tesi diversa, se non addirittura opposta: la pace, se la vuoi, devi costruirla con la difesa anche armata. Si vis pacem, para bellum, famoso detto che è stato declinato su queste pagine in maniera diversa.
Ed allora -potrebbe obiettare qualcuno- il Giornale da che parte sta?
E’ del tutto ovvio e persino facile rispondere che la linea editoriale la detta il direttore e chi scrive crede nel disarmo progressivo e nella forza del diritto come via per la pace, ma -dopo ampia discussione- la Redazione ha deciso che è giusto mantenere un luogo, come è il nostro giornale, dove diverse opinioni si confrontano. La sfida, più in generale, è quella di trovare, incrementare e implementare i luoghi e gli spazi del confronto perché sono proprio quegli spazi che creano le condizioni per il dialogo e per il raggiungimento della pace. Quando lo spazio ed i luoghi del confronto e del dialogo si restringono o vengono meno, viene meno la condizione fondamentale per creare la pace e costruire quel vivere bene che, indubitabilmente, è lo scopo di tutti e di ciascuno di noi.
Luoghi del confronto e del dialogo, a condizione, ovviamente, che vi sia l’onestà di chi vi partecipa e, nel nostro caso, di chi scrive.
Risultati importanti per gli allievi della SCUOLA DI MUSICA “W. A. Mozart”, che hanno affrontato con successo gli esami di pianoforte, solfeggio e chitarra presso il Conservatorio “T. Schipa” di Lecce. Un traguardo che premia la qualità dell’insegnamento e l’impegno quotidiano di studenti e docenti, frutto di un percorso educativo costruito con competenza e attenzione.
Un risultato che rappresenta motivo di orgoglio per gli studenti, per le loro famiglie e per l’intero corpo docente e che conferma il valore di una realtà capace di offrire una preparazione musicale seria e qualificata.
Il direttore M° Giovanni Calabrese: “A partire dai 4 anni, con i corsi di propedeutica, accompagniamo i giovani nel mondo della musica assecondando e incentivando la loro propensione e passione verso i diversi generi (classica, pop, rock); ci prendiamo cura di loro non soltanto dal punto di vista della formazione musicale ma anche dal punto di vista umano favorendo la costruzione di legami di amicizia tra pari ed instaurando relazioni di fiducia tra docenti e discenti. Siamo particolarmente orgogliosi dei ragazzi che hanno saputo affrontare gli esami con serietà ed entusiasmo. Un grazie particolare ai loro insegnanti per la professionalità e la dedizione con cui li hanno accompagnati nel percorso di preparazione e alle famiglie per il sostegno costante. Ora ci aspettano nuovi e più alti traguardi!”.
di Alessandro DISTANTE
Torna, anche in questo numero, il tema della pace. La bella notizia è che il Consiglio comunale di Tricase, nella seduta di martedì 29 settembre, ha approvato all’unanimità la mozione a sostegno della candidatura dei bambini di Gaza al Premio Nobel per la Pace 2026. Ed è proprio il voto all’unanimità che è significativo, perché, al di là delle appartenenze e dagli schieramenti, maggioranza e minoranza si sono trovate d’accordo sulla proposta avanzata dal consigliere Simone Coluccia.
Sempre a Tricase, il 3 ottobre, il Coordinamento nazionale NoRiarmo ha raccolto firme contro le spese militari. Al di là delle ragioni, condivisibili o meno, la raccolta ha consentito, ancora una volta, di rendere la nostra Città protagonista sul tema della pace.
Perché di pace è bene che se ne parli; il rischio è quello di assuefarsi e quasi rassegnarsi ad una conflittualità che si dà ormai per inevitabile, nella convinzione che solo la forza possa regolare i rapporti tra i popoli.
Al fondo, è venuta meno la capacità di ascoltare l’altro, le sue ragioni come è confermato dalla crisi dei luoghi della mediazione, siano essi gli Organismi o i Tribunali internazionali.
L’ascolto e il dialogo, come avvenuto per la proposta sui bambini di Gaza, deve caratterizzare il buon funzionamento della macchina politico-amministrativa locale.
In questa prima parte di consiliatura, a fronte di una opinione pubblica che si esprime e talvolta rumoreggia esageratamente, abbiamo il silenzio dell’Amministrazione e della sua maggioranza. L’attesa delle Linee programmatiche, che certamente verranno esposte nel 100 giorni dalla prima seduta consiliare ma che nulla impediva di esporre prima, non ha favorito il confronto sulle cose da fare, sul come perseguire, ciascuno nel proprio ruolo, l’interesse pubblico.
Eppure oggi che si riesce a conoscere ogni atto amministrativo, la risposta non può essere il silenzio, ma il governo dei temi e delle questioni. Certo, anche in silenzio i problemi si possono risolvere, ma in democrazia il momento partecipativo è fondamentale.
Così è per i bambini di Gaza, così è per la pace, così è per l’amministrazione locale come viene detto a pag. 4 (resoconto sull’ultimo Consiglio comunale) e come viene chiesto a pag. 5 che si occupa delle modalità di affidamento dei servizi pubblici locali. Per non essere vittime della propaganda (pag. 1) e per scoprire in tutti, ma proprio in tutti, qualcosa di positivo (pag. 3). Buona lettura!
di Alessandro DISTANTE
A fine settembre si è svolta a Poggiardo una tre giorni di incontri tra rappresentanti delle Istituzioni pubbliche, operator, buyer internazionali e studenti per discutere di turismo lento ed accessibile. Una proposta che si inserisce nel più ampio discorso dei Cammini e della via Francigena, con l’obiettivo di rendere accessibili a tutti, portatori con disabilità soprattutto, i 120 chilometri del percorso da Lecce a Santa Maria di Leuca.
Il progetto, finanziato dal Ministero del Turismo e coordinato dal Comune di Poggiardo quale Comune capofila, vede la partecipazione anche del Comune di Tricase (oltre a Cannole, Giuggianello, Giurdignano, Martano e Palmariggi). Una iniziativa di educazione alla “lentezza” e alla inclusione.
Ad educare all’andare piano e alla “lentezza” ci sono poi i tanti dossi artificiali che spuntano sempre più numerosi nei nostri paesi: costringono a decelerare, pena gravi danni alle sospensioni delle nostre auto.
In questi giorni, l’avvio dei lavori di riqualificazione e messa in sicurezza della Litoranea da Otranto a Leuca per un valore complessivo di 24 milioni di euro; quei lavori sono affiancati da un progetto per una pista ciclabile costiera di circa 16,5 milioni di euro. Tutti interventi che interessano anche le nostre marine e tutte opere nel segno della “lentezza” e della inclusione. Scelte importanti che servono a contrastare altri “modelli”, come quello che ha portato alla tragica fine di due giovani motociclisti morti sulla Litoranea Otranto-Leuca.
La “lentezza” come modello per il turismo e la viabilità, ma anche come modello di vita e regolatore dei rapporti all’interno delle comunità e del territorio.
Notizie di segno contrario giungono da altri fronti: da un lato, la corsa all’intelligenza artificiale sembra impazzita e si comincia a temere che l’uomo ne possa perdere il controllo. Ad invocare un freno (la “lentezza”) alcuni dei “padri” dell’IA. Dall’altro lato, la corsa agli armamenti, malgrado gli appelli, inascoltati, come quello del Papa.
La “lentezza” che si sta facendo strada nelle scelte di politica interna dovrebbe caratterizzare anche quei fronti, facendo largo alla “lentezza” del dialogo, riqualificando le strade della diplomazia e dando spazio al cammino dei popoli e quindi alla democrazia come dice Rocco De Papa nell’articolo che, qui di fianco, pubblichiamo.
di Alessandro DISTANTE
Nel numero scorso abbiamo dato ampio spazio a due iniziative simbolo ed esempio della partecipazione dal basso o, meglio, della collaborazione tra pubblico e privato per il perseguimento del bene comune.
Anche su questo numero pubblichiamo, in Prima (segue in Settima), un contributo alla Città da parte di un nostro Lettore e in Quarta la seconda tappa del percorso della “comunità di tutela per le marine”.
Nei giorni scorsi si è svolto presso la Parrocchia Sant’Antonio su iniziativa del periodico “Siamo La Chiesa” un incontro pubblico con Sigfrido Ranucci.
Un incontro molto partecipato e certamente ben organizzato (articoli in Prima e in Quinta).
La presentazione della serata è stata affidata ad un componente della Redazione del
periodico tricasino, il quale ha sottolineato, con particolare forza ed efficacia, la centralità della politica e l’importanza delle parole (il testo è qui pubblicato).
Non servono –ci viene da dire- inutili proclami e vuote promesse, perché la politica, quella con la P maiuscola, ha bisogno di poche parole ma vere.
La crescente attenzione al bene comune, le sempre maggiori iniziative che partono dai cittadini, la voglia di fare politica e di prepararsi alla vita politica, sono segnali incoraggianti e che meritano di essere valorizzati e sostenuti.
Occorre alzare il livello del confronto per andare al fondo ai problemi, per comprenderli e quindi trovare soluzioni valide ed utili.
Il tutto per vivere meglio e per essere cittadini autentici se è vero –come ci ricorda la Costituzione- che ogni cittadino ha il dovere di concorrere al progresso materiale o spirituale della società.
Un articolo della Carta che oggi, probabilmente, deve essere interpretato in maniera al passo con i tempi, laddove il riferimento al “cittadino” ben può essere declinato come “ogni appartenente ad una comunità”; quest’ultima, piaccia o no, comprende sempre di più anche non cittadini che, minoranza o meno, devono essere integrati per svolgere, secondo le possibilità o scelta, un’attività o una funzione che contribuisca al benessere collettivo.
Ancora una volta vicende locali si intrecciano con questioni nazionali o, meglio, globali.