di Alessandro DISTANTE

Non sempre a Carnevale ogni scherzo vale! Neanche a me è piaciuto il tema voluto quest’anno dagli organizzatori, colpevoli –ed è questa la critica- di aver trasformato in maschera il Patrono di Tricase e di aver “usato” le immagini delle parrocchie. Per la verità la commistione di sacro e profano non è certo una novità, se si pensa a quanto accade per le Feste patronali, che, in questi giorni, sono state oggetto di una Legge regionale o se si pensa ai contributi elargiti dal nostro Comune a tutti i Comitati festa. Certo, ci si muove sempre in nome della cultura e della tradizione popolare, ma, in questo modo, si finisce per sovrapporre l’aspetto folkloristico a quello di culto.

Una commistione di sacro e di profano che, comunque, non trova alcuna giustificazione per il Carnevale, specialmente se, tra gli organizzatori e contribuenti, vi è pure il Comune (vedasi deliberazione della Giunta Municipale n. 39 del 13 febbraio).

di Alessandro DISTANTE

Un signore con in testa un cappellino, travestito da Presidente degli Stati Uniti d’America, firma a mitraglia una serie di carte: via gli immigrati; libertà per gli assaltatori del Campidoglio; chiusura dei rubinetti per spese inutili; licenziamento dei dipendenti che lo avevano accusato. Lo stesso signore, così mascherato, decide di fare una festa in un posto chiamato Gaza e ribattezzato Gaza Beach: si tratta di una località dove non c’è più niente ed è inutile ricostruire le case per chi ci abitava (gente poco propensa al divertimento); il posto è bello, meglio farne una spiaggia con tanto di attrazioni turistiche. Lo stesso signore –sempre travestito da presidente americano- pensa di annettere Messico e Canada e di porre fine ad una guerra lontana, in cambio di materiali preziosi.

Accade poi che in un altro Paese si liberi un torturatore di uomini e persino di bambini. Un complice dei trafficanti di immigrati per il quale una Corte di Giustizia ha emesso un mandato di cattura. Un signore, indossata la veste di ministro, decide di autonominarsi giudice e processa gli altri Giudici (quelli che hanno deciso per l’arresto del torturatore). Un altro signore, pure lui travestitosi da ministro, mette a disposizione un aereo con bandiera italiana e riaccompagna il torturatore a casa sua, dove viene accolto da una folla festante.

Storielle di Carnevale, è ovvio! Nel mondo vero, il diritto, anche quello internazionale, ha la sua forza e quelle storie non possono accadere!

Ma si sa, a Carnevale ogni scherzo vale! C’è poi qualcuno, privo di spirito carnascialesco, che sbraita: “Non è uno scherzo; quelle storie sono veramente accadute”. Ma io non ci credo! Non ci posso credere! E’ o non è Carnevale?

di Alessandro DISTANTE

Il Salento ancora tira, turisticamente!

Senza scomodare dati e rilevazioni, si percepisce a pelle che il nostro territorio è in grado di attirare turisti ed altro. Solo una citazione: il G7 svoltosi in una località salentina. E’ un dato che basta ed avanza per comprovare la forte capacità attrattiva del Sud della Puglia.

In questo favorevole contesto –che dura ormai da svariati anni- anche Tricase gioca la sua parte e l’Amministrazione sfrutta ogni canale e ogni occasione per lanciare il “prodotto Tricase”.

Da ultimo il nostro Comune ha partecipato alla BIT di Milano (Borsa Internazionale del Turismo) presentandosi, insieme ai Comuni di Melendugno, Castro, Salve ed Ugento, nello stand della regione Puglia.

Un’ottima vetrina per la nostra offerta turistica.

Accanto a questo, la Città potrà presentarsi, per la prossima estate (almeno si spera), con un volto nuovo, specialmente nel suo centro storico grazie ai lavori di sistemazione del basolato e di arredo urbano e proporsi in maniera più adeguata anche in altre parti del territorio, comprese le Frazioni. Discorso a parte meritano le Marine e, al riguardo, sono stati avviati i lavori per realizzare alcuni parcheggi a Tricase Porto.

E’ certamente la via giusta, ma che deve fare i conti con alcune scelte di fondo che non possono essere rinviate. Innanzitutto capire verso dove la Città intende andare: in questo la mancanza di un piano regolatore costituisce il più grosso limite. Appare veramente difficile pensare che la capacità attrattiva di Tricase possa passare soltanto attraverso interventi sulla viabilità e sull’arredo urbano senza individuare, ad esempio, spazi di vivibilità cittadina e senza curare un ordinato sviluppo della ricettività turistica. Ciò non vuol dire necessariamente nuovi interventi di strutture alberghiere ma può voler dire normative che consentano e favoriscano la destinazione alla ricettività di edifici e/o immobili già esistenti.

Allo stesso modo non pare possibile assicurare una piena e comoda fruibilità del centro storico in mancanza di un disegno complessivo che preveda spazi di sosta e parcheggi a ridosso delle zone che trainano il turismo.

La scelta o, meglio, la non scelta è stata quella di congelare il Piano Regolatore e favorire interventi lottizzatori per i quali i proprietari non avevano mostrato alcun interesse (salvo ad essere sollecitati prima delle norme limitative che accompagneranno il nuovo strumento urbanistico).

Il turismo, poi, non può costituire l’unica via per lo sviluppo dell’economia locale. In un contesto nel quale il TAC mostra segnali di difficoltà, anche in territori vicini a quello di Tricase, non è pensabile che si punti soltanto su un fenomeno come quello turistico che è soggetto anche alla moda e a spinte irrazionali e come tali ingovernabili. Si deve inoltre pensare a cosa possono diventare o cosa sempre di più potranno diventare le vicine coste dell’Albania o della Croazia (per non dire della Grecia), in grado di offrire ospitalità a prezzi molto più convenienti.

L’azione amministrativa è chiamata a prestare attenzione anche su altri settori, primo tra tutti l’artigianato e la piccola industria, oltrechè i servizi.

Registriamo con piacere la nomina a Vice presidente del Consorzio ASI della provincia di Lecce del concittadino Andrea Musio, ma occorre che vi sia una spinta decisa ed un favor del Comune verso forme di investimento e iniziative che aiutino le nostre imprese.

L’estate, tanto per dirne una, potrebbe essere anche l’occasione per far conoscere le forme di artigianato e di produzione del territorio. Miggiano, in questo senso, ha implementato, nel corso degli anni, una Fiera che è vetrina per tanti produttori locali; se non è bene fare duplicati occorre trovare formule che tuttavia facciano conoscere, anche a chi magari occasionalmente viene da fuori, la ricchezza e la bravura delle nostre imprese, anche di quelle piccole.

Unire quindi il turismo ad offerte dei settori primario (i prodotti dell’agricoltura) e di quello secondario (quale l’artigianato e la piccola industria) può essere un’idea da sviluppare.

Per questo tuttavia non basta avere genericamente a cuore il bene comune della Città –e ci mancherebbe altro- ma avere un progetto complessivo e di medio-lungo periodo. Questo si chiama politica, luogo nel quale i programmi e le proposte trovano la loro centralità. Non è possibile ritenere che non contino le diverse appartenenze che sono legate a prospettive di fondo a volte molto distanti. In vista del prossimo appuntamento elettorale è quindi quanto mai opportuno che si incoraggi l’elaborazione di proposte che dicano qualcosa di concreto e intorno alle quali si aggreghino le persone e le candidature. Non è sufficiente la buona volontà e la ricerca del bene comune se non ci si chiede e se non si propone un progetto di prospettiva agli elettori.

 

 

 

di Alessandro DISTANTE

I preoccupanti dati sull’incidenza dei fenomeni tumorali in provincia di Lecce (vedasi pag. 2) sono stati pubblicati a distanza di pochi giorni dalla condanna dell’Italia da parte della Corte Europea dei Diritti Umani; il nostro Stato non è intervenuto a tutela della salute dei suoi cittadini. Il caso è quello dell’elevato numero di tumori verificatisi nella così detta Terra dei Fuochi.

Ogni paragone con il nostro territorio è fuori luogo e, tuttavia, non può negarsi quello che la scienza ha dimostrato: molto spesso alcuni tumori sono causati dal degrado ambientale. Del resto, in un altro Comune non distante da Tricase, come Maglie, l’inquinamento atmosferico da fumi è questione al centro del dibattito di questi giorni.

Problematiche di vitale importanza e che interrogano questioni di fondo, prima tra tutte l’esigenza di conciliare le esigenze della produzione con quelle della salute. Detto di questi tempi è ancor più importante e per nulla scontato se si pensa per un attimo al Presidente degli Stati Uniti d’America, democraticamente (!) eletto, che, oltre ad uscire dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha dato una svolta a favore del petrolio e del gas.

Per conciliare opposti interessi servono le regole.

Ed opposti interessi –ed anche qui l’accostamento con quanto sopra detto è azzardato- vi sono nel porto di Tricase: da una parte chi vuole fare il bagno e, dall’altra parte, chi intende usare il porto come …porto.

Nei giorni scorsi il Comune di Tricase ha approvato il Regolamento per l’uso del porto. Al riguardo, a pag. 7, troverete una analisi di quel Regolamento. Un dato su tutti suscita attenzione: nel bacino del porto è vietata la balneazione. Ovvio, direbbe qualcuno! Ma tanto ovvio non è, posto che nel porto, da sempre, la balneazione, seppure vietata, è tollerata. Opposti interessi che sembrano inconciliabili essendo pacifico che in un porto non si possa consentire la balneazione.

Ma allora: perché non porsi la questione di fondo di un bacino che si trasformi, anche giuridicamente, in quello che è, e cioè una piscina? Assurdo? Ma non è ancora più assurdo che si approvi una norma che si sa già che verrà disapplicata o violata?

Anche su questo andrebbe aperto un dibattito, come viene da più parti sollecitato a proposito delle novità sulla segnaletica e sulla viabilità urbana (vedasi articoli a pag. 4 e 5) oppure sulla rete ferroviaria (vedasi pag. 3) che sta investendo sulla elettrificazione con un progetto vecchio di trenta anni del tutto inadeguato rispetto alle questioni della ecosostenibilità.

Un dibattito che deve essere sempre caratterizzato da un atteggiamento costruttivo e di unità che non significa appiattimento o unanimismo, ma sana volontà di confrontarsi per il bene comune, trovando poi quelle convergenze e quei momenti di sintesi ai quali fa riferimento don Pierluigi nel suo articolo di pag. 4.

 

Mafia, droga ed estorsioni

di Alessandro DISTANTE

Le cronache di questi giorni vedono anche il Basso Salento protagonista di indagini dalla significativa e preoccupante denominazione “Sud Est” e che ipotizzano associazioni a delinquere di stampo mafioso dedite al narcotraffico, alle estorsioni con indagati che rispondono anche di possesso di armi da fuoco come pistole e fucili a pompa. Tra le piazze dello spaccio anche Tricase, oltre a Racale, Scorrano e Maglie.

L’arresto di 87 persone su un totale di 112 indagati, l’impiego di oltre 470 carabinieri con il supporto di unità specializzate e reparti d’élite, sono numeri che rendono evidente l’importanza dell’operazione. Si parla di una collaborazione tra vari clan mafiosi, il tutto per massimizzare i profitti.

Questa notizia fa seguito ad altri episodi che hanno visto, anche di recente, la Città interessata da furti che avevano destato allarme e timori.

Nessuno deve creare allarmismi e, tuttavia, ugualmente grave sarebbe il far finta di niente, così rischiando che simili disattenzioni portino a compromettere un tessuto sostanzialmente e tradizionalmente sano.

Agli interventi repressivi delle Forze dell’Ordine e della Magistratura deve affiancarsi una vigilanza diffusa. E non basta: questa vigilanza deve accompagnarsi e dare seguito ad operazioni di prevenzione e di sradicamento delle ragioni di fondo, sociali, culturali ed economiche che alimentano queste deviazioni criminali.

E qui la “chiamata alle armi” è per tutti: dalle famiglie, alle agenzie educative, al terzo settore, all’informazione.

Il dibattito sulla Città non può procedere a comparti stagno, nella sicura consapevolezza che il vivere bene (vedasi nelle pagine interne la questione viabilità e traffico) può depotenziare le spinte e le ragioni delle devianze criminali come, per esempio, il mercato delle tossicodipendenze

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