PUBBLICHIAMO LA NOTA DEL COMITATO PRESEPE VIVENTE DI TRICASE

Tricase, 1 dicembre 2024 - Il comitato Presepe Vivente di Tricase si dissocia e disapprova completamente la decisione di posizionare l'area Luna Park esattamente in prossimità dell'ingresso al Presepe, e più precisamente subito alla destra dello storico Arco di Betlemme.

Tale scelta, peraltro non condivisa con alcun membro del Comitato, oltre a non valutare i pericoli inerenti le misure di sicurezza per la concomitanza di due eventi altamente attrattivi in uno stesso luogo e nello stesso periodo temporale, manca di rispetto alla valenza artistico-storica dell'evento Presepe Vivente di Tricase, manifestazione giunta alla 43esima edizione e pertanto unica tradizione sì longeva e riconosciuta sull’intero territorio nazionale, degna di rispetto e maggior risalto.

La sovrapposizione di luci e suoni, la necessità di ulteriore parcheggi  in aggiunta a quelli esistenti già non sufficienti e l'aumento dell'affluenza di visitatori, sono importanti situazioni critiche da prendere in considerazione per rendere necessaria una strategia alternativa

di Alessandro DISTANTE

E se provassimo ad immaginare la Tricase da qui a venti anni? E cioè, per essere chiari, nel 2043?

Ebbene le previsioni sono di una Tricase con poco più di 15.000 abitanti (per l’esattezza 15.057) e quindi con una diminuzione dell’11% rispetto alla attuale popolazione (dati IPRES, Istituto Pugliese di Ricerche Economiche e Sociali).

Al di là dei numeri, pur essi significativi, le previsioni parlano di una popolazione sempre più anziana, a causa del calo demografico (meno. nascite) e dell’allungamento dell’età media anagrafica.

Tutto ciò avrà riflessi pesanti sulla qualità della vita, sul sistema economico, su quello previdenziale, su quello sanitario e, più in generale, sulle prospettive di sviluppo della Città.

Basti pensare alla difficoltà di sostenere un sistema produttivo che dovrà fare i conti son il reperimento dela mano d’opera oppure ad un sistema sanitario sempre più gravato da anziani/vecchi bisognosi di cure oppure ancora ad un sistema scolastico sempre più sovradimensionato con pesanti riflessi sull’occupazione di docenti e assistenti scolastici e l’elenco potrebbe continuare.

Certo, non è un fenomeno che riguarda soltanto Tricase ma che interessa l’intera Regione e che riguarda l’intero Paese Italia. La Puglia, tanto per dare ancora numeri, nel 2043 avrà perso 470.000 abitanti

Ma allora che fare?

Le politiche locali sono importanti; scegliere, per Tricase, se puntare sul turismo, sull’artigianato e sulla enogastronomia è una possibile indicazione, ma non si può certo crescere puntando soltanto e tutto su un settore tradizionalmente soggetto alle “mode” del momento; non può, allora, prescindersi da incentivi alla piccola e media industria, favorita, in questo, da collegamenti telematici ed informatici che annullano le distanze e forti di una capacità di formazione che trova nel fattore umano e scolastico e nell’innato senso del dovere e del sacrificio una forte spinta al successo.

Ma in questo a che punto è la Zona Industriale a partire da quella di Tricase? a che punto sono gli incentivi in agricoltura quando ancora si combatte contro le vessazioni di un Consorzio di bonifica presente solo con le cartelle di pagamento? A che punto è il Piano Regolatore che dia certezze all’edilizia? quale è la capacità di attrarre imprenditori da fuori e di favorire l’imprenditoria locale?

Sarebbe interessante interrogarsi, anche pubblicamente, su queste prospettive di fondo per poter sovvertire quel trend di decrescita infelice che i dati dell’IPRES lasciano drammaticamente presagire.

Per questo c’è bisogno di una politica che non guardi all’immediato e di una cittadinanza attiva che non si lasci guidare dal tornaconto personale e dell’oggi ma che, responsabilmente, anteponga il futuro al presente e il bene comune a quello personale.

Ben vengano quindi le iniziative di educazione alla cittadinanza, specialmente per i giovani e dei giovani, ma esse devono trovare poi ascolto nelle Istituzioni e traduzione in scelte partecipate e non casuali.

Diversamente, piaccia o no, dovremo prendere atto che l’unica risposta è quella di favorire l’immigrazione. Ma ciò richiede che si vada al di là delle paure e delle chiusure e quindi che si superi la politica dell’oggi e del tornaconto elettorale.

di Giuseppe R. PANICO                                                 

Di paesaggio si è a lungo parlato il giorno 15 novembre nelle affollate Scuderie di Palazzo Gallone, grazie ad un interessante convegno organizzato dal Circolo di Tricase del Partito Democratico. E, se il paesaggio è soprattutto l’insieme della realtà visibile che colpisce favorevolmente la vista per poi irradiarsi nel regno della fantasia, della cultura, dei sentimenti e dei ricordi, è anche una strada maestra verso il nostro futuro.

In particolare, in un paese costiero come Tricase ove, al valore estetico che ci offre la natura fra campagna, costa e mare, si aggiunge quello storico/architettonico/urbanistico/agricolo etc.  realizzato soprattutto  da chi ci ha preceduti e poi lasciatoci in eredità. Valori illustrati dalle autorità convenute, insieme ai molti aspetti di natura politica, che interessano dunque anche il nostro territorio. Territorio che soffre da tempo di una scarsa cura del proprio paesaggio e di una assuefazione che, più che lanciarci nel futuro, evidenzia la nostra scarna sensibilità in merito.

A maggior ragione se, in mancanza d’altro, è anche la fonte, col turismo che ne deriva, della nostra economia, della nostra immagine e delle nostre attrattive. Il tutto nella consapevolezza che trovandoci nell’estremo Sud- Est d’Italia, dunque più difficilmente raggiungibili, tale economia può ben più svilupparsi proprio attraverso la cura del paesaggio.

Cura dovuta non solo dalle istituzioni ma anche dal singolo cittadino che evita il degrado sull’uscio di casa o campagna e coltiva un più elevato senso civico. Vi sarebbe molto da recuperare e valorizzare su tanti elementi del nostro territorio che, spesso pubblicizzati “urbe et orbi”, evidenziano poi trascuratezza e incuria. Intanto in città, i molti lavori in atto, pur con tempi eccessivamente lunghi e costi aggiuntivi, stanno un po’ cambiando l’immagine urbana.

Ma, al turista in arrivo, rimane l’immagine di una stazione ferroviaria decadente e ormai quasi inservibile e deserta. Se poi si avventura nel paesaggio urbano non può non notare tante abitazioni e locali non utilizzati o lasciati al grezzo, compresi grandi edifici abbandonati da decenni. Colpisce poi la sensibilità storico- paesaggistica, il vedere come, in pieno centro storico, la grande casa ove nacque Giuseppe Pisanelli ed esempio di una pregevole architettura ed estetica, sia anch’essa così trascurata/inutilizzata.

La grande targa marmorea ivi affissa, a perenno suo ricordo, non fa poi altro che esaltare quell’insoddisfacente legame, fra interesse pubblico e privato, anche nel valorizzare, (magari con una casa-museo) la memoria di chi ha portato così in alto il nome di Tricase.

Se ci spostiamo verso le due nostre Marine con il loro incantevole paesaggio, non possiamo non notare come vengano maltenute le aree della quercia vallonea, del boschetto di Tricase, della valle del refluo Rio, dei bordi della litoranea, del panoramico marciapiede fra la Serra e il Rio, (realizzato un tempo proprio per ivi sostare e farci apprezzare il bellissimo, ora negatoci, panorama sul mare), delle due torri (Palane e del Sasso), del Belvedere etc. etc.

Se il paesaggio è futuro, come tale convegno ha giustamente evidenziato, non rimane altro che incominciare a recuperarlo e migliorarlo in questo nostro presente, Un presente che vede il panorama verso il mare ancora violato dal noto e cadente “ecomostro” , tuttora in piedi su Punta Cannone. Proseguendo poi verso la marina di Andrano, non una pista ciclabile o panoramico semplice sentiero lato mare, ma un susseguirsi di selvaggi canneti che oscurano l’orizzonte e l’ incantevole immagine costiera.

Se politici e politicanti hanno voluto giustamente sensibilizzarci sull’importanza del paesaggio, non possiamo che sperare che, al loro apprezzato intervento, faccia seguito la loro capacità di migliorarlo, quale preziosa forma di investimento per un migliore futuro collettivo.

di Pino GRECO

Il Sindaco De Donno : “Presumo che i lavori partiranno febbraio-marzo.

Da diversi mesi molte zone di Tricase rimangono completamente al buio e i cittadini ci segnalano continui disagi e forti preoccupazioni per la sicurezza e per il pericolo.

Ancora senza luce. Ancora troppo buio. Ancora lamentele dei cittadini. Uno dei problemi che riguardano la nostra Città è rappresentato anche dalla poca illuminazione di alcune strade. Questa situazione di disagio, in particolar modo nelle ore serali e notturne, era già emersa nel mese di ottobre 2023 .

Dopo un anno, il sindaco Antonio De Donno dichiara: “ L’Enel sta facendo tutte le fideiussioni, poi firmiamo il contratto. Quindi presumo che i lavori partiranno febbraio-marzo 2025”.

L’ inefficienza dell’illuminazione pubblica si manifesta in più zone della Città dal centro alle periferie.

Sulla vicenda fu contattato ad ottobre 2023 il consigliere di maggioranza Rocco Martella: “Gli impianti sono vetusti in molti casi i quadri di comando si trovano nelle cabine Enel dove per poter intervenire bisogna contattare Enel distribuzione - e i tempi di intervento non sono brevi. Il problema verrà risolto definitivamente entro marzo 2024, con l’affidamento del nuovo appalto che prevede la totale sostituzione dei corpi illuminanti e l’eliminazione del problema della promiscuità degli impianti “.

Dopo più di 12 mesi – la scarsa illuminazione continua, come continuano le lamentele dei cittadini. Insomma, oltre al danno la beffa nella Città che da anni celebra la magia della  “Luce della pace da Betlemme al Presepe Vivente”

(dedicato a chi non vuole esporsi)

di Alfredo SANAPO

Per quanto sembri un assurdo storico, il dissenso, l’esprimersi liberamente, affrontare le opinioni a viso aperto, è diventato da qualche anno ancora più complicato. Sarà l’avvento violento dei social, sarà una forma di omologazione di fondo: certo è che in alcuni ambienti politici, intellettuali e, perché no, ecclesiastici è diventato più difficile trovare voci dissenzienti rispetto alle scelte imposte dall’alto. 

Per esempio, Tricase fu teatro di una vicenda che coinvolse molti strati sociali e penso vada raccontata. La città del Sud Salento "contava" perché aveva un Collegio Senatoriale che portava il suo nome: a maggior ragione quando vigeva un sistema elettorale pressoché uninominale. Un tempo Tricase "valeva" per via del lavoro sul campo del sen. Ferrari che rese la circoscrizione una roccaforte DC. Un tempo Tricase era importante perché in questo "collegio di ferro" venivano catapultati personaggi di rilevanza nazionale sia come contendenti che come sponsor politici. Un tempo Tricase era più considerata perché aveva il coraggio di gridare la consapevolezza della sua storia e la rivendicazione delle proprie scelte: questo raggiunse la sua acme in occasione del "caso Vitalone".

Nelle politiche del 1976 a Tricase la DC riservò lo scranno di Palazzo Madama al sen. Carboni, sindacalista e presidente nazionale delle ACLI. Dopo la sua prematura dipartita, alle elezioni del 1979, la DC offri la candidatura "sicura" al magistrato Claudio Vitalone: ancora una volta, quindi, viene presentato uno "straniero". Alle politiche del 1983, la DC locale, quasi certa di poter proporre un candidato zonale (primi indiziati: il presidente della Regione Quarta, il vicepresidente della Provincia De Benedetto, il sindaco di Casarano Memmi e il sen. Urso), fu costretta a fare dietrofront su indicazione della corrente andreottiana della DC romana: ciò non senza mal di pancia, anche all’interno dello stesso partito di maggioranza. Le immediate conseguenze furono le dimissioni del segretario provinciale De Filippi. Alcuni iscritti della DC di Tricase, tra cui Ecclesia, inoltre, si limitarono ad un comunicato stampa, definendo la decisione del partito di rifilare un candidato estraneo come "atto di sciacallaggio politico".

La querelle non si fermò al fatto politico ma ebbe toni più risoluti nel mondo ecclesiale con l’emergere di profonde divergenze. Veniva ad incrinarsi quella posizione di "collateralismo" della Chiesa la quale, fino ad allora, aveva avallato, senza se e senza ma, le scelte del partito cattolico, ritagliando per sé il ruolo di guida morale e di indirizzo valoriale. Il muro delle sfere d'influenza venne rotto dall'arcivescovo di Lecce mons. Mincuzzi il quale, con una lettera su La Gazzetta del Mezzogiorno, contestò le candidature "straniere" della DC di Pagani (sindacalista CISL) e Vitalone ritenendole "ingiuste, impopolari e contro il buon senso e l'interesse politico " e, con una lettera ai fedeli, denunciò quelle persone sedicenti cristiane di "operare sconsideratamente tenendo sotto tutela una popolazione che sta liberandosi da antiche soggezioni per godere a parità di diritti i frutti della libertà".

Sulla scia di queste tesi, 14 parroci della Diocesi di Ugento - tra i nostri, don Donato Blevedon Ugo Schimera e don Rocco D'Amico - sottoscrissero nella Chiesa di Alessano un manifesto intitolato "Quale Democrazia?... Quale partecipazione?" in cui si contestava l'imposizione di candidature dall'alto a favore del diritto alla rappresentatività locale, stigmatizzava chi valorizza il Salento solo come "sacca e deposito di consensi elettorali" e, infine, incitava ad avere "il coraggio di rifiutare sistemi di autentica dittatura che distruggono la nostra libertà di cittadini e di cristiani". Le relative parrocchie, non potendo affiggere manifesti politici al di fuori degli spazi assegnati, sfruttarono la disponibilità offerta dagli altri partiti e divulgarono il contenuto del manifesto anche attraverso un'efficiente opera di volantinaggio.

Si espose alla contesa anche il sacerdote di Copertino, don Pinuccio Sacino, il quale in una domanda retorica chiese "di quale organizzazione sociale collegata con l'esperienza politica cattolica facesse parte" Vitalone visto che "è stato sempre coinvolto in situazioni poco chiare" (denuncia per diffamazione) e, "se bisogna salvaguardare gli interessi generali del partito ed esistono collegi sicuri anche a Roma", perché non candidarlo lì? Un dibattito, insomma, che portò alla luce, anche nel corpo ecclesiale, una spinta che, andando oltre la posizione conservatrice dello status quo, si faceva interprete di istanze sociali che avrebbero portato, tra l’altro, anche alla fondazione di esperienza diverse ed alternative alla DC, come furono, ad esempio, i "Cristiano-Sociali" alla vigilia della Seconda Repubblica.

Al dibattito parteciparono le voci di testate locali e nazionali. L'allora direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, Domenico Faivre definì Claudio Vitalone uno dei "nuovi Turchi", ossia un corsaro inviato da Roma per essere eletto dal serbatoio sicuro di voti di Tricase. La giovane corrispondente de l'Unità, Giusi Del Mugnaio (fidanzata di D'Alema), tragicamente deceduta un anno dopo i fatti, diede rilevanza nazionale alla vicenda aggiornandola di volta in volta. Proprio lei riferì della lettera aperta di don Donato, don EugenioTommaso Ventura ai segretari delle sezioni DC del collegio "d'oro" chiamandoli in causa in quanto, nonostante "il dissenso espresso in privato, continuavano a essere complici della scelta di difendere ad ogni costo le posizioni degli Zar": nella lettera si invitavano gli elettori a punire non votando chi ha "disatteso tutte le aspettative". Spazio fu dato anche dal Corriere della Sera, Repubblica e l'Espresso.

Nella mischia scese in campo pure il prof. Invitto, ordinario di filosofia teoretica dell'Università di Lecce, il quale suggeriva di uscire "dall'intransigenza dogmatica clericale e comunista" cercando una terza via tra la scheda bianca e il cambio di partito sulla scorta dell'esempio dei cattolici brindisini che, prendendo le distanze dalla DC, hanno creato "uno spazio libero di ripensamento". 

Scarciglia, capo di Gabinetto del Presidente Fitto padre, imputò la sgradita scelta alla necessità di rinnovamento del partito in risposta "all'onda lunga socialista", la reputò troppo simile "al centralismo democratico del PCI che invia i proconsoli delle segreterie e li fa votare dalle periferie secondo logiche verticistiche" e critica la nuova tendenza a "privilegiare esageratamente gli esterni che stanno diventando democristiani di lusso rispetto a coloro che hanno fatto la gavetta" o "i pupilli dei pezzi da novanta dello scudo crociato".

La stessa difesa mediatica di Vitalone per spiegare di non essere un corpo estraneo, sebbene in alcuni tratti apparisse fragile, non fu mai banale. Oltre all'ovvia apertura di un ufficio politico in via S. Angelo e all'allestimento di una propria abitazione in Tricase, egli dichiarò che da parte di un partito di governo è legittimo riservarsi una quota di candidati al servizio dello Stato in virtù delle sue esperienze e competenze, ritenendo che "nello spirito della Costituzione, il parlamentare, una volta eletto, rappresenta tutta la Nazione e non solo il suo collegio". Inoltre, legittimò la sua candidatura asserendo che le critiche della Chiesa non erano dirette alla sua persona e le bollò come un tentativo malriuscito di strumentalizzazione da parte del PCI.

Senza entrare nel merito delle discussioni interne delle singole organizzazioni sociali e politiche e sui successivi commenti alla forte flessione della DC nel collegio, risulta chiara a quei tempi la presenza di un'opinione pubblica variegata e mai schematica che, a sua volta, è specchio di una comunità più analitica e riflessiva e, quindi, con un approccio più completo alla risoluzione dei problemiA differenza delle contese attuali che sminuiscono la discussione ad un "like" o ad una lavagnetta nella quale dividere semplicisticamente i buoni dai cattivi e i pro dai contro: specchio di una comunità indifferente a sé stessa e agli altri.

Con questa ricostruzione storica vorremmo sottolineare che in futuro Tricase tornerà a contare di più quando ogni cittadino osserverà i problemi della città in maniera più critica, divenendo portavoce della sua soluzione e si impegni a realizzarla presentando la sua proposta politica in prima persona o con persone con le quali la condivide. Come scrive il sociologo Franco Cassano in Pensiero meridiano, "occorre che il Sud riacquisti l'antica dignità di soggetto del pensiero e interrompa una lunga sequenza in cui esso è stato pensato da altri". Ciò sarà possibile anche per Tricase il giorno in cui la politica, attraverso la capacità critica dei singoli, riprenderà la sua multiforme dialettica, avrà una visione autonoma dello sviluppo e non sarà soltanto la scelta di decidere di sottostare o meno ai capricci del potere del Ras di turno.

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