di Alessandro DISTANTE

C’è un gran parlare di disaffezione dei cittadini alla politica e di una democrazia in crisi; la questione è complessa, ma una fetta di responsabilità è anche in capo a chi, rivestendo compiti istituzionali, è poco attento alle “tecniche” e alle “forme” di comunicazione.

Vengo subito al dunque.

Ci vuole tanta buona volontà per seguire i lavori del Consiglio Comunale di Tricase. Il video, al quale -non senza qualche difficoltà- si può accedere dal Sito del Comune, può aiutarci a comprendere uno dei motivi della crescente disaffezione. Ascoltare interventi lunghi, ripetitivi e pieni di tante divagazioni, rende difficile veicolare informazioni e incoraggiare una partecipazione.

Innanzitutto la incapacità dei pochi che intervengono di essere sintetici ed efficaci; certo, il Regolamento lo consente! Alla ripetitività degli argomenti si accompagna un linguaggio lontano nel tempo; gli attori principali sono sempre gli stessi ed in numero di tre (uno della maggioranza e due dell’opposizione), con qualche comparsata di altri Consiglieri. Una Presidenza sin troppo accomodante e un Sindaco che raramente prende la parola, finendo per assumere, sostanzialmente, il ruolo di spettatore.

Per verificare quanto sto sostenendo, andate a vedere la seduta del 12 marzo che pone questioni non solo di linguaggio ma anche di contenuti e di forme. E’ sufficiente ascoltare e vedere la discussione per la variante urbanistica riguardante l’ultimo tratto della SS 275 (quello che dalla Zona Industriale di Tricase porterà, forse, a S. Maria di Leuca). I lunghi interventi dei due Consiglieri di opposizione (Carità e Zocco) si concludono poi con un voto di astensione in nome degli interessi dei Comuni che stanno a Sud di Tricase e di questioni per così dire ideologiche sulla cementificazione del Salento. E qui, oltre ai tempi utilizzati per poi astenersi, emerge una difficoltà di comprensione da parte del cittadino: per un verso, non si capisce cosa abbia a che fare un consigliere di Tricase con presunti interessi di altri Comuni soprattutto perché quei Comuni si sono già espressi a favore della strada; per altro verso, la questione della inutilità di una nuova strada, avrebbe dovuto, coerentemente, portare ad un voto contrario e non invece alla astensione.

Poco dopo il Consiglio passa ad esaminare una mozione proposta dai Consiglieri di opposizione. E qui sorgono dubbi non sulla capacità comunicativa e sulla lunghezza degli interventi, ma sulla conoscenza ed osservanza delle regole di funzionamento del Consiglio comunale.

La mozione, per Regolamento, si deve concludere con una proposta che deve osservare le “forme previste per le deliberazioni”.

La mozione presentata chiede, invece, genericamente, a chi di dovere, di relazionare sull’arretrato delle pratiche edilizie (questione vera, ma proposta all’indomani del cambio dei vertici dell’Ufficio!); la mozione non contiene tuttavia una proposta di deliberato e cioè le “forme previste”. 

Inutili le obiezioni di inammissibilità da parte della Presidente del Consiglio e della Segretaria Comunale. A quel punto la Presidente, con fare accomodante ma poco attento alle norme, fa votare e la mozione viene respinta.

A condimento di tutto questo, si aggiunge un “fuori onda” da parte del capogruppo della maggioranza (Cazzato) che, lamentandosi della lungaggine della seduta consiliare addebitabile -secondo lui- alle opposizioni, esplode con espressioni certamente poco istituzionali. Il fuori onda –per essere chiari- avrebbe richiesto una reprimenda da parte della Presidente che si limita, invece, ad invitare il Consigliere a spegnare il microfono.

Alla luce di tutto quanto sopra (tempi, modalità, contenuti e forme), c’è proprio da meravigliarsi se i cittadini si allontanano dalla politica?

 

 

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