di don Flavio Ferraro Natale è ormai vicino, basta guardarsi intorno per vedere le luci, i colori, gli addobbi che allietano la nostra città; in tanti trovano il tempo, nonostante la fretta, per decorare le case e per allestire il presepe.
Anche nella nostra Chiesa Madre, grazie all'impegno personale del parroco don Flavio, a partire da domenica 18 dicembre, avremo la gioia di ammirare un bellissimo presepe in movimento ! Tutti i personaggi, infatti, riproducono, nei movimenti, i gesti particolari delle varie attività che si svolgevano a quel tempo. Colpiscono a prima vista innanzitutto le abitazioni, riprodotte fedelmente secondo le usanze del posto; un villaggio veramente suggestivo, contornatodal laghetto, dai pascoli, dal Mulino e dai sentieri, mentre, in sottofondo, si ode il piacevole suono dell'acqua che scorre. Da una visione globale lo sguardo si sposta sui dettagli dei personaggi: ecco il pescatore con la sua lenza, il pastore con le pecorelle che brucano l’erba e bevono, gente che cammina fra i portici delle case in lontananza, l'uomo che tira l'acqua dal pozzo, la donna che lava e, di notte, il fornaio che prepara il pane. Attraverso le finestre si possono intravedere gli abitanti di alcune case: una donna che stira e la mamma che allatta teneramente il suo piccino.
Ma tutto converge verso il centro, dove si trova una speciale grotta, al cui interno una bellissima Maria rimbocca dolcemente il suo Gesù, mentre Giuseppe si inchina verso di Lui e lì , sullo sfondo, gli immancabili asinello e bue. Più in là anche i Magi si inchineranno a quel Bambino.Un quadro perfetto, inserito nel regolare alternarsi del giorno e della notte: il sole sorge e la vita rinasce fin al suo tramonto, quando riappaiono la stella cometa e le altre stelle e tutto ritorna nella quiete, in attesa di un nuovo sorgere!
È davvero una gioia sostare ad ammirare questo singolare presepe e lasciarsi incantare da questa vita che si muove attorno ad una prodigiosa grotta! Il presepe sarà aperto a tutti a partire da domenica 18 dicembre, al termine della S. Messa delle ore 10.00, presso la parrocchia della Natività della B.M.V . Troviamo il tempo, pur tra i tanti impegni quotidiani, per visitarlo, perché ogni impegno e attività possanotrovare qui la vera motivazione del proprio essere; e sarà Natale, veramente e sinceramente! Vi aspettiamo, non mancate!
di Ercole Morciano Una buona notizia per Tricase e il Capo di Leuca. Dal 12 dicembre l’ufficio di Tricase dell’Acquedotto Pugliese è uno dei tre attivi in provincia, insieme a quelli di Lecce e di Gallipoli. Cambia così la geografia degli uffici AQP di tutta la Puglia, dove funzioneranno in tutto solo 13 uffici tra i quali quello di Tricase. In provincia di Leccel’ufficio AQP non vi sarà piùa Nardò, Casarano, Maglie, e Melendugno. La riorganizzazione è l’effetto di una disposizione dell’Autorità Idrica Pugliese ed è stata determinata tenendo «conto del bacino di utenza effettivamente afferente al singolo sportello, della distanza esistente tra gli stessi, della conformazione geografica del territorio e, soprattutto, dell’utilizzo sempre minore degli sportelli, a vantaggio degli altri canali di contatto, quali i servizi web e il numero verde». Presso gli uffici commerciali ci si potrà interfacciare direttamente col personale per richieste di preventivi, contratti, reclami, creditied altre operazioni. AQP, con tale riorganizzazione, conta di «contemperare il rispetto della normativa con l’esigenza di un servizio quanto più efficace possibile sul territorio, evitando, altresì, maggiori costi in tariffa». Fin qui il comunicato AQP.
La notizia è positiva perché, quando i criteri per determinare le scelte territoriali sono giusti e obiettivi, Tricase vienenaturalmente presa in considerazione e con Tricase si giova tutto il Capo di Leuca. Sulla ricaduta in positivo
Nell’ufficio AQP di Tricase, in via Giordano Bruno sulla provinciale per Alessano, operano 5 impiegati e 7 unità dell’area tecnicaa servizio non solo nostro ma anche degli utenti di una vasta area del sud Salento geograficamente vicinaalla quale la nostra città offre servizi nei vari settori sociali: sanità, istruzione, giustizia, sindacale, bancario, previdenziale, commerciale. Se non ci fosse stato un paese come Tricase,avrebbe potuto il Capo di Leucaavere l’ufficio commerciale AQP a servizio dell’area vasta più a sud della provincia di Lecce?
Porsi questa domanda non è campanilismo, è invece il rimando ad una realtà che va sempre più nettamente affermandosi: basti considerare il ruolo dell’Ospedale nell’ambito del riordino ospedaliero della regione o la sede del Giudice di pace che molti grossi comuni hanno perduto; ma non dimentichiamo che ci è stata tolta la sede ASL durante la presidenza Fitto alla Regione Puglia.
Allora impegniamoci tutti in questa direzione, forze politiche in prima fila, per assicurare alla nostra città un futuro di sviluppo al passo coi tempi e a servizio di tutta l’area del Capo di Leuca. Spetta ora a noi Tricasini fare la nostra parte, valorizzando al massimo l’ufficio AQP come ulteriore risorsa, nella direzione della nostra città come città di servizi. Ciò che serve, da subito, è la sistemazione della zona per assicurare agli utenti un parcheggio decente e, in primo luogo, un attraversamento pedonale di fronte all’ufficio.
Il Sindaco -che non ha bisogno del nostro consiglio, ma scriverlo è meglio, pur sapendo che lo avrebbe comunque fatto - dovrebbe incontrare l’autorità AQP per contribuire sempre più al consolidamento dell’ufficio di Tricase attraverso una politica di attenzione e di collaborazione con la società e i suoi dirigenti.
Presepe Vivente di Tricase, anni 37. Presepe Vivente di Santa Caterina di Nardò, anni 36.
Nel segno del gemellaggio,della sincera amicizia. Domenica 18 dicembre, a metà pomeriggio, è avvenuta
l'inaugurazionedel Presepe Vivente di Santa Caterina di Nardò, ben organizzato dal parroco don Piero Inguscio.
Un taglio del nastro molto partecipato, anche da una folta rappresentanza del Presepe Vivente di Tricase, in presenza delle due amministrazioni comunali, Nardò e Tricase. Due comunità che ogni anno con grande abnegazione e sacrificio organizzano il Presepe Vivente facendoci entrare nell'atmosfera magica di Natale.
Le date dei 2 Presepi Viventi
Presepe Vivente di Santa Caterina di Nardò: 18 -26- 29 dicembre dalle ore 17 alle ore 20.
Sei gennaio 2017, dalle ore 17 alle ore 20. Ultima giornata di apertura, domenica 8 gennaio dalle ore 11 alle ore 20
Presepe Vivente di Tricase: 25 – 26 – 28 - 30 dicembre 2016 e 1 – 3 – 4 - 6 gennaio 2017
dalle ore 17 alle ore 20.30
Nella foto l’assessore alla cultura e al turismo, Francesco Plantera , il parroco don Piero Inguscio e la vice sindaco Maria Assunta Panico
di Carlo Vito Morciano Con le bolle del 22 dicembre 1216 “Religiosamvitameligentibus” e “Gratiarum omnium largitori” del 21 gennaio 1217, papa Onorio III approva l’istituzione dell'Ordine dei frati predicatori. Poggiando sui pilastri dell’evangelizzazione, studio, povertà mendicante e vita comune, la presenza domenicana si diffondevelocemente in tutto il continente europeo grazie al favore di Roma e al carisma del fondatore spagnolo Domenico di Guzmán.
A Tricase, sul finire del medioevo, i domenicani si stabiliscono nel paese e fondano il convento più a sud della penisola pugliese, intitolato ai “SS.mi Pietro e Paolo”. Diviene ben presto una comunità religiosa fiorente e molto attiva nel Salento meridionale; gode del noviziato, di un’importante biblioteca, di una cattedra di filosofia e teologia e di una farmacia. Il convento, sostenuto da cospicui patronati, arriva ad amministrare un vasto patrimonio terrieroestesonei feudi di Caprarica, Castiglione, Depressa, Lucugnano, Nociglia, S. Eufemia, Specchia, Tiggiano, Tricase e Tutino.
Durante il regime dei Napoleonidi, il convento subisce la soppressione nel 1809 e l’incameramento patrimoniale. Alla sua chiusura i beni sono messi in vendita ed una parte dell’edificio è destinato al pubblico utilizzo; infatti, ancora oggi è sede di diversi uffici comunali.
Con il loro operato, i domenicani hanno favorito la vita spirituale e culturale di Tricase. Inoltre, promuovendo l’istituzione della “confraternita del SS.mo Rosario”, i predicatori hanno soddisfatto molteplici necessità della popolazione, attraverso diverse opere pie come il piccolo credito, il sostentamento dei pellegrini, la sepoltura dei defunti e la cura di ammalati, anziani, vedove, orfani e carcerati.Istituita dai frati nel 1579, la confraternita tricasina è la più antica del suo genere nell’intera diocesi, con i suoi 437 anni ininterrotti di testimonianza cristiana. Ancora oggi, il sodalizio laicale opera nella comunità ed ha cura dal 1810 della seicentesca chiesa di S. Domenico.Rappresenta l’eredità viva lasciata a Tricasedai frati predicatori.
Stemma dell’Ordine dei frati predicatori, Tricase, Chiesa di S. Domenico sec. XVII
Giovedì 22 dicembre 2016, in occasione dell’ottocentesimo anniversario dell’approvazione dell’Ordine, presso la chiesa di S. Domenico, il vescovo mons. Vito Angiuli celebrerà la messa alle ore 19:00 insieme al parroco don Flavio, alla presenza dei confratelli del Rosario e di tutta la comunità. A conclusione, sotto la direzione artistica del maestro Francesco Scarcella, saranno eseguiti diversi brani tratti dalla raccolta di musica sacra “Amphitheatrumangelicumdivinarumcantionum”di Girolamo Melcarne, detto il Montesardo, opera pubblicata a Venezia nel 1612 e dedicata al barone Angelo Gallone di Tricase.
di Giuseppe R.Panico La civiltà di una comunità non può che derivare da molteplici fattori culturali e strutturali. Fra questi ultimi, un posto di rilievo lo hanno le strade. La civiltà romana, come altre, si sviluppò, infatti, grazie ad una efficiente rete stradale ed ora laterra è avvolta da un reticolo di strade,tracciati ferroviari, marittimi ed aerei. Ma ove questeson mal tenute, insicure, dissestate o frequentate dabriganti o pirati, ne soffrono gli scambi economici, culturali, la stessa sicurezza delle persone e dunque benessere e civiltà. Alla “mala strada” segue dunque la “mala vita”che, prima ancora di essere un fenomeno criminale, è un malessere sociale eculturale sia per le strade di grande comunicazioneche per quelle urbane. Un esempio per noi èvia Stella d’Italia,ora poco frequentata e trascurata, costruita a suo tempo ben larga, con ampi marciapiedi e nome altisonante; quasi un simbolo di una Tricasecontadina allorapiù fiduciosa nello “stellone” d’ Italia e nella stellina che campeggia sulnostro emblema cittadino. La viabilità dunque se ben manutenuta, insieme apiste ciclabili, marciapiedi, parcheggi, piazze,razionalità del traffico e buon usoche ne facciamo è anche motivo di attrattive economiche, residenziali e turistiche.
Ma larealtà di oggi denota un modo di “fare strada” non certo invidiabile, che tuttora continua grazie acolpevolifacilmente individuabili… guardandosiallo specchio. Colpevolidi assuefazione alloscarso senso civico nel suo uso; per non aver ancora realizzato nemmeno un breve tratto di pista ciclabile urbana;per avere tanti marciapiedi stretti, non pavimentati o dissestati o ostacolatida pali segnaletici o ENEL ogni pochi metri, datroppi ombrinali alti che, in caso di pioggia,ci regalano un fresco pediluvio, da mercanzie esposte al pubblico acquisto, da scivoli per passi carrabili privi del relativo permesso.Colpevoli di aver consentito alla“moderna urbanistica” di nuovericche ville e palazzoni, di mangiarsi anche gli spazi destinabili a nuovi marciapiedi.”Dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno”, come dice il Manzoni nel suo “5 maggio”e come lamentano i turisti che ci visitano,il bitume o l’asfalto messo “su strada” non è certo come da noi ove si sfalda sovente… in un balenoe imarciapiedi, ove esistono, servono ad altro. Sulle nostre strade non passano carri armati cingolati, né i “traini” di una volta con ruote ferrate, né cavalli con zoccoli ferrati, né “furesi” con scarponi chiodati. Né la natura ci tempestacon neve, gelo, diluvi e scosse sismiche.
Solo qualche acquazzone, un po’ di sole,tante ruote gommate e fumanti marmitte che ci accorcianola vita con le loro polveri sottili ed effetti cancerogeni, molti pedoni con scarpe anche questequasi sempregommate, un po’ di cani senza paletta e qualche…“ancheggiare” su tacchi a spillo. Nelle nostre scuole e università, poi, pur non essendo certo le migliori del mondo, forse si insegna come si impasta l’asfalto, comelo si stende e di che spessore deve essere per resistere allo “stress”urbano. Di più alto spessore sembra intanto diventare il debito pubblico cittadino, tutto a nostro carico. Saccheggiando le nostre tasche, un sacco di soldi manon bastano mai. Ora, per rifare alcuni tratti di strada, “apriti… mutuo”.Siamo bravi, ormaida decenni,a farci “mala strada” e cattivo debito e tirarci addosso quella “mala vita” che non è solocolpa del punteruolo rosso che si mangia le palme, né della xylella checi infastidisce edissecca gli ulivi, né della criminalità salentina ormai in decisa espansione.
E’forse colpa di quel virus chiamato“sistema” che si mangia i quattrini e ci dissecca le speranze, mettendo (sempre col Manzoni) i suoi “bravi” in politica e i suoi “Don Rodrigo” al potere.E chi lo cambia il sistema se poi gran parte di noi,volendo cambiar tutto, non si degna di cambiar nulla? A cambiare ci vuole coraggio ma, diceva Don Abbondio nei Promessi Sposi, “se uno non ha coraggio mica può darselo”. Almeno stavolta per le feste,più che panettone e cotillon, forsemeglio regalarsi undecimetro per controllare lo spessore del manto d’asfalto, una livella perle pendenze, (almeno vicino a casa propria) un alambicco per verificare l’impasto e un occhio ben aperto suiconti. Rinunceremmo al “diritto” di criticare, additare, tagliare, cuciree“ricamare”sulla pelle di “eletti” ed“assunti” ma ci guadagneremmo in civica responsabilità.
Forse anche Babbo Natale, Befana e Re Magivorrannomettersi d’accordo, venendoci incontrocon un unico regalo in grado di far felici grandi e piccini: un asfalto che, più duro del pandoro o più farcito del panettone, messo “su strada” in questo solstizio d’inverno, duri ben oltre il prossimo solstizio d’estate. Lo paghiamo noi ma speriamo che ci diano una mano anche loro, da… lassù.E per le piste ciclabili e i marciapiedi? Meglio rivolgersi ben più in alto, magari raccomandati da qualche bue e asinello vicini ai poteri forti e attendere…il miracolo. Quello di un così tardivo PUG (Piano Urbanistico) che possa salvare…il salvabile?“Buon Asfalto” dunque, per un Buon Natale e un Buon Anno senza buche, senza altri mutui, senza “bravi” e senza i Don Rodrigo da Medio Evo. Lastellina di questo nostro paese elo stellone d’Italia, ancheloro in cerca di una stella cometa,più che darci una mano, hanno loro bisogno della nostra. Diamogliela allora,con un po’ più di coraggio e un brindisi al successo di una ritrovata comunità.